Anna Lombroso per il Simplicissimus

La pandemia esiste e uccide e non si combatte con le chiacchiere filosofiche, ma con i vaccini, la sanità pubblica e le regole, mettendo la salute al primo posto e comunque prima degli affari”. Toccherà aggiornare l’antico motto: incendiari da giovani, pompieri da vecchi, in rivoluzionari da giovani e badanti del governo da vecchi a leggere – in questo caso il solito Cremaschi – le esternazioni, che hanno come bersaglio il tandem Cacciari-Agamben rei di essersi espressi contro il green pass, dei pensatori che si addentrano nei sentieri impervi del paragone arrischiato tra lasciapassare sanitario e patente, copiando maldestramente lo scemenzaio in rete che equipara vaccini sperimentali e Viagra, peraltro della stessa ditta.

Avrete notato anche voi che chi si abbandona cautamente a qualche critica al governo nel contesto più ampio dell’analisi dell’ideologia neoliberista, esibisce subito le sue credenziali di legalitarismo, invitando all’osservanza di leggi – delle quali una ventina di anni fa  proclamava l’iniquità  e una decina di anni fa contestava in quanto frutto della collaborazione di prestigiosi studi legali internazionali al servizio delle multinazionali, con governi e parlamenti asserviti, raccomandando tutto il repertorio di misure e prodotti che costituiscono il quadro morale e commerciale della pandeconomia:  vaccini, mascherine, salvacondotti, delazione, sanzioni, facendo mostra di una concretezza che ricorda le mozioni congressuali della Dc e del Psdi.

È che lo sfoggio di un buonsenso dettato da un lungimirante realismo contro il pensiero visionario e dunque impraticabile e allucinato dei filosofi, ricorda l’ossessione “rottamatrice” del senatore caravan petrol che voleva cancellare dal contesto civile i sapientoni, i gufi, i costituzionalisti e i sovrintendenti che ostacolano la libera iniziativa con insulsi e sterili controlli, o la produzione valoriale dei pensatoi del tradimento inglobati nelle task force governative che propagandano il marketing della resa incondizionata alla teocrazia del mercato, e pure le riforme e i programmi scolastici dei ministri bipartisan dell’istruzione che hanno perseguito il disegno di demolizione della cultura umanistica, di un sapere e una conoscenza intesi a favorire l’autodeterminazione e la valorizzazione  di talenti e vocazioni, per promuovere una formazione specialistica in vista del lavoro che condanna a mansioni ripetitive, subalterne e alienanti.

Non stupisce che i tinelli degli illuminati che da qualche tempo ammettono al marchesato del Grillo  anche sindacalisti un tempo fumantini e oggi educati al bon ton della correttezza e della realpolitik, si adoperino per arruolare i dubbiosi, i critici e gli eretici nell’esercito dei contractor della destra esplicita e rivendicata, populista e sovranista, per bollarli di fascismo. Sempre Cremaschi si lascia andare alla nostalgia e accusa i due miscredenti di “anticomunismo” facendo sue le chiavi interpretative che hanno permesso e legittimato la defezione dei “delusi” dalla svolta autoritaria delle esperienze del socialismo reale e  la rinuncia degli infingardi alla faticosa ma raggiante Utopia, sancendo così il dominio fatale e incontrastabile del “capitalismo”, capace di unire le forze per vincere la lotta di classe alla rovescia con suoi eserciti e con il disarmo dei tentativi riformisti addomesticati e funzionali al sistema.

Dai e dai a forza di parlare della distopia che ha avvalorato l’impossibilità di proporre e tradurre in realtà un’alternativa, si sono convinti che è davvero così, che le regole di mercato sono diventate leggi di natura, che le disuguaglianze altro non sono che effetti collaterali del Progresso che dobbiamo per forza sopportare, che ragioni di sicurezza, dalla difesa dal terrorismo alla profilassi, impongono la limitazione di prerogative, diritti e libertà, che la rivoluzione  digitale, a fronte di una sgradita perdita di privacy in qualche caso inderogabile e obbligatoria, salverà dalla fatica del lavoro manuale.

La spiegazione è semplice, chi sarebbe così stupido da rinunciare volontariamente alle comodità di una rendita non solo ideale e morale, chi sarebbe così autolesionista da lasciare l’accogliente tana che i rottami della sinistra “parlamentare” si sono attrezzati in fondazioni, sindacati convertiti i patronati, riviste, giornali e talk show, case editrici e cascami partitici, chi sarebbe così stolto da rinunciare alla paccottiglia ideale che ha rappresentato il suo repertorio del passato e  che è diventata patrimonio del sistema?

Perché è evidente che il successo trionfale dell’ideologia neoliberista che ha occupato e possiede le menti di gran parte degli “intellettuali” ortodossi occidentali consiste nell’aver introiettato principi e parole d’ordine della “controparte”.   È particolarmente evidente proprio da noi: l’esproprio di diritti, garanzie, valori identitari ha conferito i contenuti della lotta degli sfruttati nella discarica dei programmi oligarchici:  questione femminile, occupazione giovanile, ambiente, intervento statale in economia, promozione del capitale umano sono diventati i pallini del cronoprogramma del grande reset de noantri, i nomi delle missioni del Pnnr, le tappe della via crucis che deve condurre il Paese all’apocalisse della distruzione creativa che deve liberare la remota provincia dell’impero dagli improduttivi, dagli inadeguati, dagli indolenti che non sanno e vogliono cogliere le occasioni della rinascita.

Qualcuno pensa che, ottenebrati dalla paura del virus e ancora di più da quelli che un sociologo in forza al pensiero debole del “ritiro” chiama i fermenti dei margini per denigrare e criminalizzare quelli che avvolti dalla spirale del silenzio, lottano per il territorio, contro la Nato che militarizza coste e intere geografie colonizzate, per la casa, per i diritti del lavoro, senza le referenze, gli appoggi e la protezione dell’establishment, questa cerchia di “moralisti” che da anni occupano lo spazio pubblico non capisca, non veda, non si renda conto, sotto narcosi e soffocati come sono dalla mascherina dell’autocensura. Io temo invece che non sia così, credo che capiscano, vedano e si rendano conto che la loro è una lotta di sopravvivenza per continuare a riempire interstizi e fessure del sistema per garantisce ancora un “ruolo” sopportabile dall’establishment,  una visibilità e qualche prebenda anche solo virtuale, la popolarità di qualche commento su twitter, di una colonnina di giornale, di  una comparsata in tv.

Sanno bene che la campagna militar-vaccinale, il green pass, il modo nel quale  i suoi sistemi di potere stanno affrontando la crisi pandemica e la sua gestione, rivelatori invece di un disegno pensato molto tempo fa, che ha dato i suoi frutti avvelenati e che voglio collaborare a perseguire con la forza delle loro assicurazioni private  e delle rassicurazioni dei privati che promettono loro la salvezza in cambio del sacrificio dell’onore.