Oggi ricorre il 53° anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, diventata festa nazionale al tempo di Reagan e si potrebbe dire non a caso visto che le celebrazioni si occupano di tradire completamente il personaggio, mostrandolo attraverso il cliché preconfezionato di generico difensore dei diritti civili, quando invece il suo pensiero era molto più complesso e tendeva invece  a colmare il divario tra giustizia razziale, giustizia economica, guerre imperiali all’estero e anche imperialismo economico globale. Era insomma una sorta di marxista pragmatico che la festa tende proprio a far dimenticare presentandoci un King disneyano il cui ruolo inizia e finisce come leader dei diritti civili che invoca insegnamenti cristiani e tattiche ispirate a Gandhi, quello che ci ha raccontato il suo sogno secondo il quale “un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.” Ma aggiungeva “Non ci accontentiamo più di lottare per poterci sedere al bancone. Ora lottiamo per avere i soldi per poterci mangiare un hamburger o una bistecca una volta seduti al bancone.”

Martin Luther King era insomma parte di un movimento molto più ampio, e stava al fianco di socialisti come Ella Baker, Bayard Rustin e A. Philip Randolph nella loro volontà di non solo smantellare le leggi Jim Crow sulla segregazione, ma di rimpiazzarle con un sistema socialista ed egualitario. E non era affatto disposto a rinunciare a una visione internazionalista ( attenzione, non globalista) tanto che il suo discorso davvero memorabile non è quello del 1963, il celebre I have a dream tenuto di fronte al Lincoln memorial, ma dell’aprile 1967 alla Riverside Church di Harlem quando rimise in questione il massacro del Vietnam e il sistema imperialista che portava i poveri, sia neri che bianchi, a “uccidere e morire insieme per una nazione che non è stata capace di farli sedere insieme nelle stesse scuole”. Fu questo discorso ad alienargli le residue simpatie della sinistra liberal e a creare attorno a lui un clima che poi sfocò nell’assassinio. Il personaggio stava diventando pericoloso: con la sua Poor People’s Campaign (una serie di manifestazioni a favore di una maggiore giustizia sociale negli Stati Uniti) King stava mettendo in piedi un movimento che poteva lottare non solo per la libertà politica, ma anche per quella economica e per tutti non solo per neri. Non era solo un attivista per i diritti civili, era anche un tribuno che difendeva una classe lavoratrice multirazziale – gente che doveva affrontare quotidianamente povertà, razzismo e disoccupazione, ma che se si fosse organizzata in un movimento unico avrebbe avuto un enorme potere.

Insomma il vero Martin Luther King aveva una visione radicale dell’uguaglianza, della giustizia e dell’antiimperialismo in completa opposizione all’agenda del sistema e come emerge da documenti dell’Fbi desecretati nel 2017 e redatti 3 settimane prima della morte di King , Edgar Hoover considerava assolutamente pericoloso questo pastore che si stava preparando ad organizzare una grande marcia dei poveri, non dei neri, cercando di saldare ampi strati di popolazione al di là della questione razzista: troppi, per riprendere la sua immagine, sedevano al bancone per diritto di nascita bianca o appena faticosamente accolti come i neri che tuttavia non erano in grado di ordinare nemmeno la bistecca. Ed è per questo che in quel documento l’Fbi cataloga King come marxista. Se, come, e in che misura questo documento  sia correlato con l’assassinio è difficile dire, fatto sta che esso contiene una serie di calunnie sulla vita privata di King che ciclicamente rispuntano fuori ogni qualvolta si cerca di ripescare il vero Martin Luther King dalla sua dimensione celebrativa. Se infatti si arrivò a indire una festa nazionale nel pieno sviluppo del neoliberismo fu proprio per fissare questa immaginetta edulcorata di profeta dei diritti civili che nel neoliberismo soffocano e sostituiscono in toto i diritti sociali in una sorta di totale alienazione. Quindi giù le manacce neo liberiste che in questo 18 gennaio di restaurazione saranno ancor più soffocanti.