I fiori del male

Cosa è successo? Quale virus ha spappolato i cervelli rendendoli incapaci di riflette e di pensare? Alcuni oggi deplorano l’impresa di Fedez che è andato in giro sulla sua Lamborga ( come si diceva ai miei tempi) a distribuire buste da mille euro a chi incontrava ( cinque in tutto, il costo di tagliando per la sua auto)  qualcosa che nella sua testolina deve corrispondere grosso modo alla giustizia sociale, senza riflettere che questa impresa non è poi molto lontana da quella dei grandi ricchi e dei loro think tank che vorrebbero sostituire la redistribuzione del reddito con l’elemosina generale. Eppure questa impresa che nella sua volgarità dev’essere stata pensata insieme alla Ferragni è esattamente ciò che si meritano le persone che accorrono come api ronzanti su questi due fiori del male contemporaneo, suggendone la totale vuotaggine e l’ottusità di fondo, riempendoli così di soldi. Trovo difficile pensare  che chi si affatica di like per questi due personaggi possa coltivare altra prospettiva se non l’accattonaggio sociale a vita sotto forma di miseri sussidi del principe o abbia anche la più pallida idea della dignità del lavoro, dei diritti, dell’uguaglianza che essi del resto pensano probabilmente di aver già raggiunto quando mettono le mani sullo stesso telefonino del ricco. Che insomma siano davvero in grado di lottare per avere un futuro che non sia di servaggio.

Ma sarebbe stupido e ingeneroso prendersela con i bassifondi cognitivi perché abbiamo tonnellate di analoghe stupiderie da sudditanza a cominciare dal figlio di Gasmann che ha aggiunto una enne al cognome, ma che disgraziatamente non si chiama Vittorio, il quale da attore sanza infamia e sanza lodo per puro trascinamento familiare si trasforma in improvvisato virologo che vorrebbe trattare come lebbroso chi non si vaccina. Del resto cosa mai potremmo aspettarci da questo prodigio strappato alle palestre del culturismo e della profumeria nelle quali ha navigato fino ai quarant’anni? E che dire dei sedicenti intellettuali e influencer che non sembrano riuscire a sgamare la pandemia e le sue “misure” , persino dai dati che provengono dall’Istituto superiore di sanità e che parlano di nemmeno 700 persone sotto i 50 anni deceduti non di Covid, ma solo positivi al virus grazie a tamponi che sono un terno al lotto oltre che l’operazione più antiscientifica del secolo ? Senza parlare di tabelle che hanno escluso  le più comuni cause di morte per insinuare  l’idea di quasi 60 mila decessi per  Covid, anzi no di morti che sono risultati positivi, ma da cui sono sparite influenza, polmoniti e  tutte le altre malattie per insufficienza respiratoria, che ogni anno fanno mediamente 40 mila morti le quali e evidentemente sono state arruolate per la grande paura.  Mi domando dove abbiano la testa o meglio dove abbiano smarrito la dignità, dove si annidi il tarlo morale che rende loro impossibile comprendere le mistificazioni sanitarie e i loro fini eterogenei alla salute, anzi sempre più rassomiglianti alla vera malattia. Forse perché un po’ di verità, finalmente, toglierebbe loro prebende e visibilità da tronismo extra lusso? In questo non sono poi molto differenti dai laiccatori dei Ferragnez, anzi sono anche peggio perché rinunciano agli strumenti che hanno.

E che dire di quelli che si bevono qualsiasi stronzata economica , compresa quella  che lo stato non può creare denaro, per aderire al massacro europeista e per essere fedeli  all’antropologia neoliberista e al suo progetto di disuguaglianza totale. Persino la plebe romana 2000 anni fa comprese benissimo la riforma monetaria di Nerone che in effetti non era che una  forma di creazione di denaro: fino a che lo stato e i cittadini riconoscono un valore alla moneta e la accettano come mezzo di scambio o di pagamento di tributi  non esiste limite alla fabbricazione di denaro o per come la penso io a qualunque valorizzazione del lavoro. E poi come non accorgersi dell’orrore in cui si è trasformata l’Europa, una sorta di ircocervo senza alcuna democrazia interna le cui forme variano geometricamente  in ragione delle egemonie interne e dell’adesione alle guerre di un impero in piena crisi? Come si può davvero credere ancora in tutto questo se non si vuole ad ogni costo credere per ignavia morale e vuoto intellettuale? Verrebbe da pensare che le forme patologiche di narcisismo così attentamente coltivato da decenni dall’egemonia culturale, sia diventato fulcro di una immobilità di giudizio, come se uscire dal coro, dall’opinione prevalente, mettesse  in pericolo la propria identità.

La sensazione è che nessuno sappia più cosa farsene della libertà, che nessuno voglia più affrontare le responsabilità e i tormenti che essa comporta e si ha quasi l’impressione che la foucoltiana cura del se invece di costituire una forma di resistenza  all’assoggettamento biopolitico che stiamo subendo in forma scandalosa, abbia preso la forma di vacua soddisfazione consumistica che si accompagna, anzi è tutt’uno con lo sfruttamento

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