E’ facile dire vaccino…

Una persona di normale intelligenza non potrebbe fare a meno di chiedersi come mai l’ordine dei medici abbia sentito la necessità di richiamare i suoi iscritti a vaccinarsi contro il covid presentandolo come un dovere cui non ci si può sottrarre. Non ci viene forse detto o fatto capire sono gli stessi medici, salvo qualche rarissima e deplorevole eccezione, ad asserire la pandemia, a piangere inesistenti morti contro la malattia arruolando in questo esercito di eroi i pensionati della categoria deceduti in questo periodo e a vedere nel vaccino la salvezza della peste? Evidentemente le cose non stanno esattamente così, perché è evidente che l’appello sarebbe del tutto superfluo se davvero la classe medica agisse come un solo stetoscopio. Certo se dicono qualcosa contro il vaccino, ovvero contro il colossale affare del secolo, i camici bianchi rischiano l’espulsione dall’ordine che sarà stato debitamente ricompensato – in termini morali, cosa mai andate a pensare –  per questa opera di repressione contro ogni più elementare prudenza, ma ciò non toglie che essi non siano proprio  disposti a fare da cavie.

Dopo tutto i calcoli fatti dal New England Journal of medicine sulla documentazione fornita Pfizer oltre a suscitare non pochi dubbi sulla correttezza del campione mostra che in definitiva chi non si vaccina ha in 100 giorni solo lo 0,8% di probabilità in più di beccarsi il Covid rispetto a chi si vaccina. E questo a fronte del fatto che la vaccinazione da gli stessi sintomi della malattia, anche se – si dice – più lievi.. Questo in termini di sanità pubblica significa che si devono vaccinare più di cento persone per evitare un solo caso di Covid di qualunque gravità, compreso uno starnuto. Ma anche per i casi in cui la malattia ha assunto una particolare gravità vista l’età avanzatissima o le patologie preesistenti lascia più di un dubbio: secondo i dati forniti da Pfizer i sintomi gravi insorti dopo la seconda dose (cioè con immunizzazione piena), sono stati 1 su 21314 vaccinati e 4 su 21259 trattati col placebo il che in soldoni significa che vaccinare per due volte tutti i 60 milioni di italiani servirebbe ad evitare poco più di 7 mila casi gravi, di cui solo il 5 potrebbe essere a rischio di morte, quasi sempre negli stadi terminali di altre patologie. Ma ovviamente sarebbe proponibile se il vaccino avesse una durata di anni, ma questo è molto difficile con virus a Rna ovviamente e non possiamo saperlo. Né come vedremo più avanti lo sapremo mai.

Abbiamo però la certezza che  reazioni avverse simili alla malattia si sono presentate nella prima settimana in più del 50% dei vaccinati (soprattutto stanchezza, mal di testa e dolori muscolari) e in più del 25 % nei tempi successivi e una grave forma di affaticamento si è presentato nel 4 per cento dei casi.  A tutto questo si deve aggiungere il triste capitolo dei due morti tra il campione dei vaccinati che mostra una eccezionale superficialità: nessun decesso è stato attribuito al vaccino e saremmo più che disposti a crederlo se una delle due morti non fosse stata attribuita ad arterosclerosi che notoriamente non viene mai considerata una causa di morte in quanto malattia cronica che spesso di prolunga per decenni: il decesso in questi casi può essere provocato da una trombosi che è una tipica complicanza di questa patologia. Guarda caso però una trombosi può essere  indotta anche da una reazione infiammatoria da vaccino per cui il nesso non può essere escluso, anche se esso non è stato indagato mostrando l’estrema superficialità con cui è stata condotta questa ricerca, cosa che potrebbe anche giustificare l’anomala dichiarazione della causa di morte. D’altronde un morto su 19 mila del campione finale significa 3157 morti sulla intera popolazione italiana e quasi mezzo milione su quella mondiale: sarebbe davvero pericoloso per Pfizer andare a fondo alla questione.

Ma ecco la beffa finale tratta dal documento dell’azienda: “Sebbene lo studio sia stato progettato per seguire i partecipanti per la sicurezza e l’efficacia per 2 anni dopo la seconda dose, data l’elevata efficacia del vaccino, le barriere etiche e pratiche impediscono di seguire i destinatari del placebo per 2 anni senza offrire l’immunizzazione attiva, una volta che il vaccino è stato approvato dalle autorità di regolamentazione e raccomandato dalle autorità sanitarie pubbliche.” Vuol dire che uno degli elementi fondamentali nella ricerca medica, ossia il gruppo di controllo con il placebo non verrà più seguito e questo significa innanzitutto che non ci sarà più un campione con il quale confrontare gli effetti avversi del vaccino oltreché la sua efficacia: come dire una volta che avremo venduto miliardi di dosi, la cosa non ci interessa più. A questo punto potete capire come possano essere proprio i medici ad essere più perplessi rispetto al vaccino e come l’ordine cerchi di metterci una pezza ricorrendo alle obbligazioni morale che esso per primo ha buttato alle ortiche. Un giorno forse sapremo in cambio di cosa.

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One response to “E’ facile dire vaccino…

  • Consenso disinformato al regime sanitario | Il simplicissimus

    […] Ma tanta accuratezza nel cercare il consenso è in relazione al fatto che esso non è per nulla informato intanto perché non è detto in nessuna parte che il vaccino stesso non è stato sperimentato con i normali criteri che richiedono anni, che la sua efficacia del ‘95% non è stata controllata da nessun soggetto terzo rispetto alla Pfizer come sarebbe d’obbligo nella tanta sacralizzata scienza e non si hanno  riferimenti temporali rispetto alla durata di una presunta immunità: insomma le informazioni includono dati forniti esclusivamente dal venditore che in passato è stato più volte multato per operazioni disoneste se non in qualche caso assassine (vedi Nigeria). Difficile immaginare qualcosa di meno scientifico e di meno informato di questo. Così pure il contenuto del vaccino, ovvero le sostanze eccipienti sono quelle dichiarate dal produttore senza neanche l’ombra di un controllo anche a seguito delle numerose reazioni allergiche riscontrare e che difficilmente potrebbero essere indotte dalle sostanze dichiarate. Anzi a questo proposito va detto che l’impegno di fermarsi presso la struttura di inoculazione vaccinale per almeno 15 minuti dopo l’iniezione è del tutto insufficiente, essendo un tempo troppo breve per controllare reazioni allergiche violente, e sembra che ci sia fretta di lavarsi da tutto quello che può accadere dopo. A un certo punto del documento, fatto l’elenco delle possibili reazioni avverse, la maggior delle quali in tutto simili al decorso della malattia stessa nel ‘95% delle persone, si dice: “Negli studi clinici non sono stati osservati decessi correlati alla vaccinazione”. il che è falso, un morto c’è stato, ma la Pfizer ha negato che questo potesse essere correlato al vaccino, dando tuttavia per causa di decesso l’arterosclerosi che notoriamente non viene mai considerata una causa di morte in quanto malattia cronica che spesso di prolunga per decenni. Quindi la validità di questa affermazione è quantomeno fortemente dubbia ( vedi qui). […]

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