Covindustria 19

6eac0f4bee0a6c04b98d2be4050148ab_XLEcco perché l’emergenza continua anche se il coronavirus si è di fatto estinto come ormai attestano, sia pure a malincuore per i mancati guadagni, i laboratori del mondo intero: non solo bisogna smerciare tutta la paccottiglia parasanitaria e informatica su cui si è esercitata la voluttà imprenditoriale dei famigli di ministri e onorevoli, ma bisogna che il microorganismo continui a fare paura fino a che non abbia portato a termine la sua missione,  ovvero dare ai grandi padroni del Paese tutto il potere. Non solo i Benetton sono stati premiati per il crollo del ponte continuando ad avere la concessione autostradale per giunta a condizioni anche migliori, non solo agli Agnellikann sono stati concessi quasi 7 miliardi  nonostante la fuga dall’Italia, ma Confindustria vuole smantellare completamente lo stato sociale addossando agli italiani e ai lavoratori tutte le colpe del basso e opaco  cabotaggio nel quale è vissuta l’imprenditoria italiana delle seconde e terze generazioni, sempre pronta a domandare allo stato, ma a rivendicare la sua indipendenza di profitto  rispetto allo stesso. E ora  è pronta a sostituirsi allo stato.

E’ un po’ quello che accade dappertutto, ma che da noi grazie ad assurde quanto inutili misure di segregazione e di distanziamento sociale che hanno affondato un’economia già debolissima, sta assumendo i caratteri del golpe bianco: il  presidente di Confindustria Bonomi, non a caso uomo del settore farmaceutico, ha lasciato passare pochissimi giorni dalla sua elezione per presentare il conto al governo delle mascherine attraverso un’intervista rilasciata, ma sarebbe meglio dire ordinata a Repubblica nuovo vero giornale degli industriale laddove il Sole 24 ore diventa un bollettino tecnico. Egli ha chiesto che tutte le risorse disponibili vadano alle imprese per le quali si chiede un’altra stagione di drastici tagli fiscali, ha detto che è l’ora di finirla con i contratti nazionali del lavoro, con i diritti,  con i redditi di cittadinanza, con le battaglie sindacali, persino quelle preagoniche e puramente figurative degli ultimi 15 anni. Insomma tutto deve essere ordinato al recupero di produttività facendo intendere come i suoi collegi transalpini che ci potrebbero essere anche aumenti dell’orario di lavoro a salario zero. Vedete se mi fanno incazzare le sciocchezze pandemiche, ancora di più mi fa manda in bestia il tentativo di questi mediocri padroni delle ferriere di prendere per il naso le persone:  chiunque nella sua vita abbia sfiorato da lontano un  testo di economia sa che la produttività industriale è determinata essenzialmente dalle macchine, ossia dalla tecnologia di processo laddove salario e orario di lavoro, non sono che elementi marginali, specie in tempi di così rapida evoluzione tecnologica. Se questi nostri imprenditori hanno investito poco, hanno capito ancor meno i mercati, hanno assunto ruoli marginali nel contesto produttivo internazionale fino ad essere in sostanza niente più di terzisti, la colpa è essenzialmente della loro incapacità, non certo dei lavoratori.

Ma  questo non è mai trapelato nelle articolesse e nei talk show di un’informazione non solo più subalterna, ma ormai direttamente a libro paga e perciò ripetendo fino alla noia queste sciocchezze narrative, i padroni del vapore  pretendono di avere tutti i soldi europei e intendono restituire poco o niente dei profitti, il che fra l’altro configura davvero un golpe sociale: siccome i fondi europei  se e quando arriveranno dovranno essere coperti da tributi nazionali ed eurotasse, chi alla fine dovrebbe pagare secondo l’illuminato parere di Confindustria dovrebbero essere i lavoratori e i ceti popolari per rimpolpare i loro profitti. Chi pensa che la privazione delle libertà e delle modalità sociali della democrazia, sia messa in forse dalle manifestazioni arancioni, non ha compreso proprio nulla: quelli in fondo fanno parte dello spettacolo, costituiscono la parte da esorcizzare per dare l’impressione che ci sia una qualche dialettica nel Paese e per far risaltare la saggezza di chi tutela la nostra vita. Balle, il vero golpe contro la sostanza della democrazia viene da tutt’altra parte e si serve delle narrazioni pandemiche, della paura e delle mascherine.  Spero sia chiaro la ragione per cui  l’emergenza continua in assenza di una reale minaccia e perché 60 milioni di italiani debbano fare come i giapponesi nella giungla.

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2 responses to “Covindustria 19

  • Giordano Cassioli

    Ovviamente, condivido anche lo sconcerto per l’arroganza di quell’associazione a delinquere (istituzionalizzata) che è Confindustria. La quale, tuttavia, ha cavalcato proprio la libertà di movimento per poter spedire la gente al lavoro, forse la principale tortura dell’esistenza umana, insieme alla cattiva salute.

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  • Giordano Cassioli

    Che purtroppo l’Italia si stia muovendo tra l’incudine e il martello, cercando di barcamenarsi tra la corrente del mercantilismo germanico e l’uragano finanziario è un dato di tutta evidenza. La chiusa però è fuori da ogni realtà: 60 milioni di Italiani come i Giapponesi nella giungla? Ma se siamo già tutti in libero, per quanto licenzioso, assembramento e tasso etilico da allarme antincendio!

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