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Pomodori marci

demich Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni tanto al Pd piace guardare alle care memorie del passato. Così nel nuovo governo è stato riservato un ruolo di spicco a una donna, emiliana, che nell’immaginario potrebbe incarnare la figura della azdora, la leggendaria capo tribù delle famiglione romagnole,  maestra sfoglina e zarina indiscussa della casa.

Non sappiamo se La De Micheli sul cui tavolo sono già pronti i carteggi  delle concessioni autostradali, sappia tirare la sfoglia. Sappiamo però che ha dimostrato una capacità indomita di navigazione nelle acque burrascose del potere, quello Dc da cui proviene, dei popolari, della Margherita, poi quello prodiano, poi quello bersaniano, poi da lettiana , (piangerà in occasione del fatidico “stai sereno”), poi  premiata da Renzi che le offre l’incarico di sottosegretaria all’Economia che conserva con Gentiloni, fino a diventare fedelissima di Zingaretti del quale cura la candidatura alle primarie e che la nomina segretaria.

Abbiamo imparato a conoscerla nelle innumerevoli comparsate televisive nelle quali ha evocato l’immagine domestica della ruspante e giuliva Orietta Berti, un’immagine che le è valsa il tenero oblio dei suoi insuccessi. A cominciare dal primo, quello di amministratrice di una cooperativa messa in liquidazione coatta dopo i 5 anni della sua gestione, con un buco di oltre 4,5 milioni, a dir poco discutibile se la scarsa vigilanza le costa tra l’altro la condanna a pagare una ammenda per aver l’Agridoro immesso sul mercato prodotti alimentari – pomodori – in cattivo stato di conservazione. Un flop che non le impedisce di proseguire in una brillante carriera di manager cooperativo cui segue quella ancor più brillante in politica.

Il secondo fallimento quello più pesante e più rimosso riguarda l’incarico conferitole da Gentiloni di Commissario straordinario alla ricostruzione nelle aree del sisma del Centro Italia dopo le dimissioni precoci di Vasco Errani. Dobbiamo a lei la pensata di indire delle riffe nei comuni più provati con l’estrazione a sorte pubblica delle casette provvisorie destinate ai senza tetto. Fu quella l’allegoria della sua idea di ricostruzione, intrisa dei veleni della semplificazione, della lotta a lacci e laccioli che ha innervato l’ideologia renziana mirata a smantellare le reti di sorveglianza e controllo del territorio.

E infatti in attesa di semplificare, di aggirare vincoli di legge, erano due le strade: l’arbitrarietà, impersonata dalla fortuna cieca che stabilisce meriti e graduatorie pescando i bigliettini nel bussolotto, o il non fare, l’inazione che lascia spazio solo a chi può provvedere da sè grazie a rendite o protezioni speciali.

La politica navigata le ha scelte tutte e due e ad occhi domanda in merito a come andava la ricostruzione rispondeva rivendicando la doverosa cautela perchè non si convertisse in corruzione, speculazione, sciacallaggio. Prima Errani in Emilia e in Centro Italia, poi lei hanno fatto rimpiangere non solo Zamberletti, ma pure Bertolaso che almeno non aveva la faccia di tolla di presentare le popolazioni vittime come un bacino di miserabili corrotti e corruttori dediti all’illegalità, alla malversazione, all’approfittarsi di pubblico denaro e pure dei proventi degli sms.

Eh si l’abbiamo sentita con toni dolenti richiamare alla prudenza, alla vigilanza, non sulle azioni governative, per carità, al di sopra di ogni sospetto grazie al suo ruolo di sorvegliante, ma su quelle dei comuni, dei cittadini colpevolizzati di non attenersi a quelle regole urbanistiche ed estetiche necessarie alla tutela del decoro tanto caro alla sua ideologia di riferimento da essere applicato per criminalizzare chi lo offende, senzatetto, poveri immigrati e non, malati, sfigati, brutti, malvestiti, tossici e chi più ne ha più ne metta.

E intanto sono passati due inverni sotto la sua gestione, due inverni dello scontento della gente del Centro Italia, mentre lei garrula e instancabile è contenta. Da ieri ancora di più.

 

 

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