Gli Stati Uniti, com’è loro inveterata arroganza presente fin dalla loro nascita, avevano lanciato minacce per chi avesse osato votare a favore della richiesta della Palestina di diventare membro dell’Onu. Ma non sono riusciti nel loro intento e anzi hanno subito una vera disfatta: perché 143 Paesi hanno votato sì, mentre ci sono stati solo  4 voti contrari, quello degli Usa stessi, della Repubblica Ceca, dell’Argentina e dell’Ungheria oltre all’ipocrita e codarda astensione dei membri della Nato che da un punto di vista etico è ancora peggio. Mi sono permesso di non conteggiare i voti di  Micronesia, Palau, Nauru, Papua Nuova Guinea, praticamente protettorati pagati a piè di lista da Washington o da Camberra per votare come viene loro indicato. L’esito del voto è stato un duro colpo per l’amministrazione Biden, nonché una chiara indicazione che il sostegno globale dell’America al genocidio di Israele sta aumentando l’isolamento  di Washington. Succede quando i governi sono asserviti dalle lobby come avviene in tutto l’Occidente.

È fondamentale che le persone, soprattutto quelle che abitano negli stati codardi e astenuti del Natostan, comprendano appieno il significato di questo voto:  suggerisce che il cosiddetto “ordine basato su regole” è una frode avvilente che diventa ogni giorno più evidente. Inoltre fornisce una prova convincente che il secolo americano, durato ahimè 140 anni,  è ufficialmente finito e che la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo non è più disposta a conformarsi agli editti egotici degli Usa.  Naturalmente per ora è stata posta solo la questione di principio, ma per arrivare davvero a uno stato palestinese bisognerà superare la prepotenza della coppia Israele Usa che sono i due principali chiodi piantati sulla bara del diritto internazionale e di qualsiasi forma di elementare coerenza o umanità. Negli ultimi 57 anni, repubblicani e democratici, hanno sostenuto a parole la soluzione dei due Stati basata sulla risoluzione 242 delle Nazioni Unite, che impone a Israele di rimuovere i suoi insediamenti dalla terra palestinese nella Gaza occupata e in Cisgiordania. Ma ora, arrivati al dunque, gli Usa non solo si oppongono allo Stato palestinese, ma stanno anche fornendo denaro, bombe e supporto logistico per ridurre in cenere oltre 2 milioni di palestinesi.

Anzi molto di più: da ciò che è emerso dopo l’attacco iraniano a Israele è che per intercettare le armi più antiquate dell’arsenale di Teheran inviate verso Israele più che altro a scopo simbolico sono occorsi 240 aerei da combattimento appartenenti alla Nato che si sono precipitati a proteggere il regime sionista. E nonostante ciò alcuni missili di vecchia costruzione sono arrivati ugualmente a segno. Israele da solo non potrebbe mai respingere un attacco del genere e quindi non potrebbe permettersi di fare strage nella striscia di Gaza. Può massacrare i palestinesi solo grazie agli Usa e ai suoi burattini che gli fanno da guardie del corpo mentre da solo sarebbe costretto dai fatti, dai rapporti di potenza, a seguire le regole internazionali o quanto meno quelle della sopravvivenza. Dunque qui non siamo di fronte solo ad un appoggio, per quanto esecrabile, al massacro dei palestinesi, ma a una vera e propria correità in questo genocidio il cui scopo è impedire la formazione di uno stato palestinese massacrandone la popolazione.

Ma non possono più farlo con l’assenso o più propriamente con il silenzio del resto del mondo che si va riaggregando secondo nuove linee, senza che gli Usa riescano ad impedirlo, anzi facendo di tutto per accelerare questa tendenza ormai inarrestabile. Questa è la rivoluzione che è stata in qualche modo messa in luce dal voto sulla Palestina. Gli Usa e i loro lacchè sono ormai soli e prosperano solo sulla linea grigia  dell’arroganza e delle stragi. Per loro, ormai impossibilitati dai governo ombra degli oligarchi a cambiare registro risulterà impossibile tornare alla ragione. E sarà subito sera.