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Cronache delle colonie: la strage di Ustica e gli F35

093912012-93e8f51b-ae65-4fe7-a52b-c2cbb6d26f52Ieri sera sono capitato per caso su Rai play e mi sono rivisto la puntata di Blu notte sui misteri italiani dedicata alla strage di Ustica, con le cose viste e riviste in mille salse, ma che in questo caso mi hanno fatto venire in mente  gli F35 i quali in apparenza non c’entrano nulla: eppure la patologica volontà di acquistare non soltanto un mezzo mediocre seppure costosissimo ma che per giunta all’occorrenza varrebbe meno del biplano di Baracca senza l’appoggio logistico – informatico Usa, rassomiglia all’altrettanto patologica volontà dei vertici militari di non ammettere l’ipotesi del  missile, nonostante le ampie dimostrazioni a favore di questa ipotesi. Non dimentichiamo che persino i francesi sono disponibili a percorrere la strada di un loro errore tanto per dare un tocco grottesco ai generali della bomba nella toilette che è tra le poche cose che presenta pezzi intatti.

Si è sempre pensato che siano stati i vertici politici ad aver  imposto silenzi, depistaggi, distruzione di documenti e di tracciati per evitare di mettere in imbarazzo l’amico americano in un periodo nel quale esisteva ancora l’Unione Sovietica, il Pci contendeva il potere alla Dc e un fatto del genere avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili e di certo sfavorevoli all’asse di potere atlantista. Ora non voglio di certo sostituirmi a chi ha lavorato anni attorno alla vicenda, ma rinfrescando la memoria sulla trasmissione di Lucarelli ci si rende conto che alcuni depistaggi sono cominciati praticamente in tempo reale, sono stati cioè troppo rapidi  perché la notizia risalisse tutta la filiera dalle postazioni radar e dai messaggi degli F104 in volo fino agli alti comandi, poi ai servizi per arrivare infine ai responsabili politici dell’epoca e intraprendere il viaggio di ritorno. Che vi sia stato il tentativo di alterare e di nascondere è ormai una verità processuale per la quale che lo Stato dovrà pagare 17 milioni di risarcimento ai familiari delle vittime o per meglio dire ai loro discendenti visto il tempo che è passato, ma il muro di gomma eretto attorno alla strage, non è credibile se vi fosse stato esclusivamente da difendere una bugia imposta dalla politica. Si può presumere che i vertici dell’aviazione abbiano cominciato spontaneamente l’azione di copertura, sia al fine di evitare conseguenze per non aver avvisato nessuno della situazione nei cieli italiani in quelle tragiche ore, sia per spontanea e ottusa adesione a ordini e segretezze estranee agli interessi e alla difesa del Paese. In poche parole perché quegli alti comandi erano e sono rimasti leali ad altri soggetti  politici e militari, erano di fatto ufficiali di complemento dell’Air Force.

Si tratta ovviamente di ipotesi anche se più che plausibili, ma si rafforzano a quasi quarant’anni di distanza di fronte alla scelta, praticamente imposta dagli alti comandi, di impegnare il Paese a spendere oltre due miliardi per partecipare finanziariamente alla progettazione dell’F35, alla successiva, granitica volontà di non recedere dall’acquisto nonostante la cattiva riuscita del progetto e il costo stratosferico dei caccia che sarà a conti fatti bene di quasi venti miliardi  l’esiguità quasi sconcertante dei ritorni industriali con cui era stata giustificata la compartecipazione progettuale e persino  l’esclusione dalle tecnologie di punta che appunto rendono il velivolo gestibile solo di concerto con gli Usa anche nel sue modeste prestazioni. Da notare che a piccola Norvegia si è rifiutata di acquistare gli F35 se fosse stata esclusa dalle tecnologie.  Del resto emanciparsi da questa dipendenza costerebbe cifre folli, mentre scegliere altri velivoli, magari anche migliori, sarebbe solo un risparmio. Ma insomma qui tragico passato ed elusivo presente sembrano accomodarsi in una medesima logica, ovvero nella totale perdita di sovranità del Paese del resto già sottolineata dalla presenza sul territorio di 59 basi americane che hanno a disposizione molti più aviogetti della minuscola AM con i suoi aerei in leasing o decotti, il cui scopo precipuo, magari anche più opportuno di quello originale che del resto non viene perseguito, è pagare stipendi. A questo punto non si capisce per quale motivo dovremmo sborsare miliardi su miliardi per una forza aerea che non serve a nulla, che è comunque totalmente impotente e che per giunta, quando siamo al dunque, esprime altrove le sue lealtà: sarebbe molto più razionale cedere tutto allo zio Sam visto che comunque sarebbe solo un atto puramente formale. E nel caso caschi un altro aereo di linea, almeno non ci sarebbero dubbi sulle cause e ci eviteremmo certe scene ignobili sceneggiate in divisa.

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