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Una domenica bestiale nel Paese della mutua

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macron salviniUna delle ragioni per cui tutto il mondo della politica tradizionale non vuole Marcello Foa alla Rai è semplice e nemmeno tanto nascosto, anzi appena velato dalle  idiozie sui twitter: teme la possibilità di qualsiasi informazione non manipolata, non vuole notizie, vuole che esse siano costruite dai loro stipendiati nei giornali e nelle televisioni. E proprio oggi abbiamo un esempio assolutamente chiaro di ciò che voglio dire, qualcosa che purtroppo mi porta a dare ragione a Salvini fino a qualche mese fa il personaggio che più detestavo: viene sparata la notizia che da metà di giugno ci sono stati 8 episodi di intolleranza razzista e naturalmente viene accusato il clima creato dal nuovo governo.

Ora si tratta di un ballon d’essai perché se appena si vuole perdere qualche decina di minuti a macinare tra le statistiche, ci si accorge che la notizia sparata è completamente inventata nel suo senso e nei suoi scopi: 8 casi in 45 giorni sono infatti assolutamente al di sotto della media degli ultimi anni. Per la cronaca nel 2016 ci sono stati o almeno si conoscono ufficialmente 31 attacchi solo contro i centri profughi, che sono diventati 64 nel 2017 e che sono stati 6 nei primi due mesi di quest’anno. Si tratta di attacchi gravissimi molti dei quali hanno sfiorato la strage. Inoltre almeno dal 2015 sono segnalati ogni anno più di 2500 casi di discriminazione razziale, circa 350 – 370 reati d’odio nei confronti di extracomunitari rilevati dalle forze dell’ordine mentre un altro centinaio abbondante viene denunciato da organizzazioni della società civile. Come si può facilmente immaginare, a parte le decine di casi gravi e gravissimi, si tratta solo della punta di un iceberg, ma parliamo comunque di almeno una decina di casi al giorno per cui la notizia costruita in maniera così superficiale e data con tanto allarme sarebbe invece che c’è un netto, anzi straordinario miglioramento della situazione, l’esatto contrario della tesi costruita a tavolino e messa insieme con qualche brandello di notizia che per ragioni di bassa polemica, si prende gioco della verità e offende per primi proprio gli immigrati, ostaggi di un potere che si serve di loro. Tra l’altro c’è da notare che la Lega, con tutto il suo retroterra xenofobo ha governato per molti anni il Paese in simbiosi con il berlusconismo, spesso dettando la linea, ma ben poco è cambiato se non nelle parole da quando ha lasciato il posto a Monti e ai suoi successori.

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Quell’avanzo di piddì e di marchionnismo che risponde al nome di Chiamparino, exChiamparino sindaco di Torino, chiama a raccolta i pro Tav, seguito dalla Cgil che ormai è diventato un centro per l’occupazione precaria, da sindacato che era: contro ogni plausibilità e contro le stesse relazioni del vecchio governo questi due fantasmi che si sorreggono assieme, sostengono che l’opera è “assolutamente necessaria”. Visto che non serve ai trasporti di merci e passeggeri che continuano a diminuire sulla tratta in questione, possiamo immaginare un’idea più realistica dell’ assoluta necessità a cui ci si riferisce, ma comunque tutto questo è il segnale che l’establishment italiano non abbandona la strada dei suoi affari opachi: anche se la grande opera si rivela perfettamente inutile o magari anche dannosa, è comunque necessario dar corso agli appalti per mantenere le dazioni che essi implicano e un potere reale sul territorio. Costoro sono scandalizzati dalla logica che se una cosa non serve o il rapporto costi – benefici è incongruo non si fa: la prassi consolidata da decenni ad ogni livello della politica è che qualcosa si fa – in un certo modo, con certi appalti e certi criteri, con certi costi – perché porta dei vantaggi in termini di potere e controllo, mentre la maggiore o minore utilità è solo un fatto accessorio. Il rapporto causa effetto è ribaltato è così i vecchi governi dopo essere stati costretti a confessare in camera caritatis  che la tav Torino – Lione era inutile, frutto di previsioni sbagliate, continuavano però a finanziarla, ben sapendo tra l’altro che, se tutto va bene, solo fra una decina di anni il governo francese metterà mano concretamente all’ammodernamento delle linee dall’altro lato delle Alpi e quindi il famoso tunnel è stato realizzato con molti lustri di anticipo sul suo effettivo uso. Ma la grande scusa per non chiudere baracca e burattini è quella che costerebbe di più rinunciare che andare avanti: sono orrende balle di routine che valgono per la Tav, come gli f35 come per il Mose, menzogne ognitempo con cui cercano di prendere per i fondelli gli italiani e continuare il banchetto.  Una tentazione che sta coinvolgendo anche il nuovo governo perché dopotutto tutti tengono famiglia, anche se ci sarebbero altre opere meno grandi, ma quanto meno più urgenti da realizzare

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villa RenziProbabilmente sono proprio quelle “assolute necessità” di cui sopra la spiegazione di un mistero gaudioso: come ha fatto Renzi ad ottenere un mutuo bancario per 900 mila euro? Lasciamo perdere che gli servono per comprare una villa con annesso parco che gli è stata concessa da un benefattore con un forte sconto sul prezzo di mercato, che guarda caso la domanda di sanatoria edilizia presentata nel 1986 dai proprietari per  lavori interni alla villa ha ricevuto risposta positiva solo alla fine dello scorso anno, cioè in coincidenza con l’offerta di acquisto renziana, che l’ex premier ha sborsato sull’unghia 400 mila euro, inspiegabili viste le sue dichiarazioni, mentre aveva detto di averne solo 15 mila sul proprio conto corrente, ma quali garanzie ha portato per il prestito? Di certo il reddito netto dichiarato suo e della moglie ammonta a 85 mila euro di cui oltre la metà già impegnati in un altro mutuo, perciò la rata del prestito, anche se fatta per il più lungo tempo possibile e alle migliori condizioni riservate ai parlamentari, è comunque uguale o superiore a ciò che rimane nelle tasche del guappo di Rignano. E allora non si possono fare che tre ipotesi: che Renzi sia un evasore fiscale, che guadagna molto, ma molto di più di quanto dichiara e che l’istituto di credito sia a conoscenza di tale circostanza; che intende servirsi della politica e delle sue vie opache per raccogliere di che vivere in una villa la cui sola gestione costerà all’incirca il salario di due operai; che la banca ha fatto saltare tutti i criteri di assegnazione dei muti, validi per il comune cittadino, nella convinzione di avere domani un vantaggio indiretto di qualche natura grazie all’asino d’oro. Il fatto è che tutto questo avviene in un certo senso alla luce del sole, senza che gli organi di stampa che hanno fatto il tifo per le accuse di terrorismo nei confronti degli anti Tav, che fanno la campagna per gli otto episodi di discriminazione razziale, si chiedano qualcosa sui misteri renziani. Questo è un Paese del mutuo, ma soprattutto della mutua.

 

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