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L’importanza di non chiamarsi Giachetti

roberto-giachetti-risciò-matteo-renziDovevo immaginarlo, ma dopo i post di ieri apparsi su questo blog si è attivato il telefono amico, anzi potremmo chiamarlo soccorso salotto: invece delle offerte commerciali che mi costringono ogni settimana a bloccare almeno tre numeri, una serie di persone si è attivata per dissuadermi dal votare cinque stelle, qualora ne avessi l’ intenzione. C’è grossa crisi e il vero incubo di un ambiente che ama definirsi progressista, almeno fino a che non c’è pericolo di progredire davvero, è che possano cambiare o  perdere di  influenza le reti di potere e protezione che finora hanno operato in simbiosi con il milieu politico tradizionale e consueto. Per questo se avessi fatto intendere di voler votare per i fascisti invece che per i radical palazzinari della nuova alleanza santa e sinistra, avrei ricevuto deplorazione, ma non lo sconcerto per aver indirettamente e vagamente suggerito il suffragio alla Raggi che è un corpo estraneo a questo status quo e che anzi potrebbe rappresentare l’immissione di nuove, incognite e voraci leve in zona grigia che si aggira attorno al potere.

Me lo aspettavo, ma sinceramente mi sarei atteso anche argomentazioni più interessanti e incisive rispetto al solito la Raggi non ha esperienza, oppure non facciamo il gioco del populismo. Si tratta, perdonatemi il termine, di cazzate allo stato puro visto che la capolista cinque stelle è stata consigliera comunale, dunque ha svolto un compito certamente più concreto rispetto a quelli puramente d’immagine ancorché formidabilmente retribuiti di Giachetti. E inoltre nella vita ha preso persino una laurea e ha svolto un’attività come avvocato civilista, al contrario del suo avversario che il temine lavoro lo ha incontrato solo sul vocabolario. E si sa che con certe parole non ci si sporca quando ce lo si può permettere.  Ora io della Raggi non ne so proprio nulla, potrebbe essere straordinaria o cretina, potrebbe aver fatto tesoro delle esperienze o essere una irredimibile cialtrona come certe ministre del governo, ma di sicuro gode di un assoluto vantaggio sul suo avversario: non è Giachetti.

Parlo del  neo liberista Giachetti , uno di sinistra come io sono la regina di Saba, uno che per parte della sua vita ha giocato a fare il radicale, tentando di imitare Pannella nei digiuni, ma quando ne ha avuto convenienza si è fatto margheritino, tenendo persino la segreteria romana di un partito di osservanza vaticana. Due tessere, due vite in una. Come esempio di trasformismo, di confusione, di opportunismo ce ne sono pochi come lui: tanto che dopo aver svolto la sua più nota battaglia per la cancellazione del porcellum e il ritorno al proporzionalismo temperato del mattarellum, adesso è un fan dell’Italicum, così come è stato l’agevolatore del job act.  Sembra che l’importante sia comparire e Giachetti come sa come fare, come impegnarsi ad assumere un aria trasandata e patita che sa tanto di griffe e di artificio. Per di più lui stesso non si considera in grado di fare il sindaco di Roma e lo ha detto papale papale ( è pur sempre politicamente un devoto) tre anni fa, quando poi vinse Marino:  “Non mi candido perché fare il Sindaco di Roma è una cosa seria, ci vogliono qualità che io non ho”. Giusto essere una persona seria sarebbe importante, ma vedo che che è molto difficile riuscirci.

Ed è per costui, divenuto prestanome e garante della promessa delle olimpiadi che non si faranno mai , ma che aprono il cuore alle speranze di un gigantesco magna magna in lieta compagnia di Montezemolo, Caltagirone e Bertolaso, che ora sibila in sottofondo il richiamo della giungla in favore di Mowgli Giachetti :   “non guardiamo al PD ma a chi stiamo consegnando la città”,  “votare per Roma non contro Roma” e anche “l’odio per Renzi non facciamolo pagare ai romani”. Insomma un qualunquismo a basso rilievo della peggior specie, privo di qualsiasi significato generale e specifico, che non riflette alcuna posizione politica, ma solo l’allarme di chi si è accomodato nel sistema Roma e i suggerimenti della nuova cricca renziana che come si sa utilizza suggestioni invece di argomentazioni. Sono parole illuminanti, non si può votare per il candidato di chi le pronuncia: alle volte, se non si ha niente da dire, tacere porta più voti.

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7 responses to “L’importanza di non chiamarsi Giachetti

  • Anonimo

    Quanto la fate lunga…I 5 stelle sono perfetti per voi.

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  • Roberto Casiraghi

    A parte i loro buoni propositi, entrambi i candidati devono fronteggiare il grosso problema del taglio annuale dei fondi ai comuni da parte dello stato, taglio che li costringe ad aumentare progressivamente le imposte locali in una situazione in cui una marea di persone perde il posto di lavoro e non può più sopportare l’aumento del livello di tassazione. Non so se ci siamo accorti del fatto che tutto il business bancario nel nostro paese ormai si riduce ad una sola voce, quella dei prestiti ai privati, e sappiamo bene che i prestiti di oggi sono gli espropri di domani o il ricorso al banco dei pegni. Anche qui l’entusiasmo per nuove facce serve solo ad obliterare i problemi di fondo che non si risolvono certo a livello locale. In questo senso annettere speranza a cose che non c’entrano affatto con la soluzione ai problemi che abbiamo costituisce una fallacia politico-sociale e contribuisce a rafforzare quella facciata ottimistica che il governo e i media cercano di propinarci ogni giorno.
    Chi sa l’inglese può leggersi un giornale miracoloso, che ci racconta già oggi l’Italia di domani: http://www.ekathimerini.com/ Si tratta della versione inglese di un quotidiano greco e nel numero di oggi, per esempio, ci racconta dei sei mesi di sciopero degli avvocati greci (infuriati per il furto di pensioni cui sono assoggettati) e del fatto che in questi sei mesi non c’è stata attività dei tribunali. Nell’articolo “What kind of state is this” si denuncia invece una situazione di caos nelle città in cui si moltiplicano assalti di bande e spariscono quotidianamente opere d’arte mentre la polizia non interviene.

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    • Dorian Grazy

      Casiraghi, i buoni propositi del PD sono noti e soprattutto sono noti i suoi metodi e le sue strategie anticrisi: cancellare o neutralizzare le istituzioni democratiche per rendere più agevole alla finanza internazionale l’asservimento del nostro paese e la conservazione dei privilegi delle classi parassitarie. Mettere Giachetti a Roma rafforzerebbe queste politiche. Questo è il dato sul terreno. Quanto agli scenari internazionali e alle tematiche dell’economia e della società globali, si potrebbero aprire altri dibattiti e discussioni.

      Aggiungo che il “piano B” di Renzi in vista del referendum costituzionale è sicuramente quello di dimostrare che un eventuale fallimento di un sindaco 5stelle eletto a Roma sarebbe la riprova dell’assenza di alternative al suo potere. E allora? Che facciamo? Sosteniamo Giachetti per timore che la Raggi possa, alla fine, favorire il disegno di Renzi?

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      • Roberto Casiraghi

        Buongiorno Dorian, il suo ragionamento non farebbe una grinza se le istituzioni democratiche non fossero già state cancellate dal fatto, ormai poco negabile, che non siamo più noi a decidere. Decide l’Unione Europea, tutti i partiti indistintamente lo sanno ma per poter piazzare il loro voto devono far finta che invece ci siano amplissimi spazi di manovra. In questa illusione il M5S è connivente e venditore di illusioni come tutti gli altri partiti. D’altronde se non vendesse queste illusioni nessuno lo seguirebbe.
        Ci possono essere delle differenze fra un candidato e l’altro nella gestione di una città grande come Roma? Sì, indubbiamente, in mille dettagli ma non nella sostanza. Si possono poi fare gesti grandiosi per qualche tempo (un po’ come Renzi che quest’anno ha tolto le tasse sulla prima casa per ridar fiato al mercato immobiliare) e dare la sensazione che “qualcosa stia cambiando” ma subito dopo arriverebbe la doccia fredda da Bruxelles e dall’anno dopo si tornerebbe, con tanto di interessi, all’abituale salasso fiscale.
        Comunque, auguri alla candidata grillina. Io sto a Milano e qui il M5S non ha avuto un gran risultato (10% dei voti) per cui non partecipa al ballottaggio. Nel M5S si è fatta una riflessione per spiegarsi questo esito sottotono?

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  • Tommaso Miraglia

    “La Raggi non ha esperienza, non facciamo il gioco del populismo”: sembrano i discorsi del centralismo democratico nel non rimpianto Pci, quando il partito (e gli affari) prima di tutto. Chi parla così è gente che con la politica ci mangia e teme di trovarsi col piatto vuoto. Ogni cosa sarà meglio di costoro.

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  • Dorian Grazy

    Condivido questo post considerando la diffidenza dell’autore a prendere posizioni per gli attuali schieramenti politici, laddove è molto più facile fare azione di demolizione totale ed esprimere continua indignazione.
    Ci sono solo due scelte a Roma: pro o contro il sistema che blocca (a dir poco) la città da anni.
    Molti pensano che non andare a votare sia un segno di protesta , in realtà sarebbe un sottrarre il voto al possibile e auspicabile cambiamento e quindi sarebbe come votare a favore dell’immobilismo devastante. Non votare significherebbe prendersi una responsabilità grave a danno di tutti coloro che non ce la fanno più a vivere nel degrado. Giachetti è quello descritto magistralmente da Capece, lo dico per averlo visto e sentito. Se dovesse vincere non cambierebbe nulla di ciò per cui ci lamenta a gran voce e Renzi si convincerebbe ancora di più che la manipolazione della democrazia vince, basta saperci fare senza scrupoli.
    Con Raggi ci sarebbe almeno uno scossone, spero un terremoto, e si potrebbe avere un nuovo inizio.

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