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Ponte fantasma, affari reali

ponteAnna Lombroso per il Simplicissimus

All’anima del governo del fare! Ormai è accertato che rende di più promettere, annunciare,  incaricare, in modo che si possa arrotolare uno gnommero provvidenziale di sub contratti, costi aggiuntivi straordinari, penali generose, legittimate dalla Grande Menzogna che anima le Grandi Opere e che va sotto il nome di Project Financing, un istituto immaginario e immaginifico che ipotizza l’impegno finanziario di  privati assurti al mecenatismo puro, pronti ad investire con munifica prodigalità e liberale magnificenza nella realizzazione di interventi di “pubblico interesse”.

Sappiamo con certezza che questa figura retorica rappresenta l’unico vero cantiere sempre aperto, l’unica autentica costruzione attiva nel settore dei lavori pubblici, la più profittevole per le cordate del cemento, quando “fanno” con qualche magra elargizione a fonte di prodighe risorse dello Stato, come nel caso esemplare della Brebemi, meglio ancora quando non “fanno”, quando si resta fermi a un propagandato incipit, inaugurato con solennità e poi abbandonato, su cui converge la molteplicità di fondi stanziati per assolvere ad obblighi contrattuali opachi e oscene penali, per corrispondere onorari fittizi o rispettare supplementi aggiuntivi a progetti surreali e programmazioni illusorie,  la cui allegoria perfetta è il Ponte sullo Stretto. Il cui sponsor impaziente, Angelino Alfano,  ha deciso di stringere i tempi, non contento delle rassicurazioni di Delrio, dello spendersi benigno del premier, degli acrobatici tentativi di annoverarlo come intervento prioritario “per lo sviluppo della rete ferroviaria del Mezzogiorno” nella legge di Stabilità, del coinvolgimento diretto di Cassa depositi e prestiti (Cdp), società controllata dal ministero dell’Economia e partecipata al 18,4% dalle fondazioni bancarie, nella realizzazione, delle dichiarazioni di fantasia di Salini, amministratore delegato del Gruppo Salini-Impregilo, capo-fila del consorzio Eurolink che si trova in contenzioso con lo Stato per il pagamento delle penali,  rosee, fiduciose e rassicuranti: il Ponte sullo Stretto porterà 10 miliardi di euro all’Italia, potrà autofinanziarsi, anche grazie all’accesso ai finanziamenti di Juncker e naturalmente darà lavoro a almeno 40.000 occupati.

Si sa che i ministri che si avvicendano di governo in governo tengono famiglia, carnali o di quelle pittoresche, descritte magistralmente da Coppola e altri, che sia pure sempre meno interessati al consenso grazie a “riforme” che hanno avvilito il voto e i pronunciamenti popolari, devono fare i conti con bacini elettorali difficili – quelli idrici in Sicilia sono meno strategici ed influenti, che stanno là a garantire gli interessi di quella cupola sovranazionale costituita da  grandi patrimoni, cordate di costruttori e immobiliaristi,  alti dirigenti del sistema finanziario, di politici che intrecciano patti opachi con le rendite e i proprietari terrieri,  insomma quella classe capitalistica transnazionale che domina il mondo, anche grazie a bolle, fondi,  nutriti dalla speculazione sui nostri risparmi e sui nostri sogni e speranze, gestiti a totale discrezione  da istituti finanziari, dalle compagnie di assicurazioni, da banche criminali o altri organismi affini.

Ogni tanto i padroni richiamano all’ordine, mettono fretta, i loro esattori sono impazienti che si stringa di più il nodo scorsoio intorno al nostro collo. Ed è per quello che ricorrentemente – dal 1870, anno nel quale l’ingegnere Carlo Navone propone un avveniristico tunnel sottomarino che unisca Reggio e Messina, per dare prova di buona volontà e ubbidienza cieca e assoluta, si tira fuori dal cilindro il solito coniglio bianco, che dice “è tardi, è tardi”, proprio come quello di Alice, perché preme l’urgenza di mettere mano alla costruzione di quella impalcatura di malaffare e corruzione, di oliare quel meccanismo di indotto di affarismo locale fatto di voto di scambio, clientela e familismo, di rafforzare quella rete perversa di relazioni tra varie criminali tradizionali e non, quel Ponte sul quale lo spaventapasseri dell’Autorità non si è mai, sorprendentemente, espresso.  E che viene evocato proprio come uno spettro dietro la programmazione del nuovo Piano Regionale dei trasporti siciliano, affidato a due società “T.Bridge”, dal nome involontariamente allusivo, e “Pricewaterhouse”, che all’originario studio da consegnare entro un anno, dovranno aggiungere – a titolo gratuito — un’analisi del “contributo” del Ponte al sistema trasportistico dell’isola e a quello logistico, proprio come se l’ardita opera ingegneristica ci fosse già –  a cominciare dal suo progetto esecutivo, mai davvero completato e disponibile, proprio come le integrazioni e gli aggiustamenti richiesti in sede di procedura di impatto ambientale, proprio come un cronogramma credibile e un preventivo di spesa affidabile – o invece fosse superflua,  che i suoi profitti e le sue rendite arrivano comunque sia che l’epica alzata si stenda per quei pochi chilometri, sia che resti un “fantasma dell’ “opera”.

Non ci resta che augurarci che si confermi l’istinto naturale di questo governo, quello degli annunci, delle fantasie fanciullesche, delle mancate promesse, salvo quelle di fidanzamento che invece valgono eccome. Abbiamo già speso e stiamo spendendo tanti quattrini per non fare, che ci mancherebbe solo che si passasse all’azione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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