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Start up Memories, ovvero lo stato sollecito

SollecitoCi sarà a breve o forse tra un anno o due una nuova startup, “Memories”, una sorta di social network dedicato alle onoranze dei defunti. Francamente non saprei dire se si tratti di una irresistibile cazzata o di una buona idea in un mondo impazzito e desolante: la cosa certa però è che essa costerà ai cittadini quasi duecentomila euro: la metà a fondo perduto e dunque devoluta in pratica al sostentamento dello startappista stesso, l’altra forse restituibile caso mai la cosa dovesse funzionare.

Il fatto che l’ideatore della cosa e percettore di 198 mila euro in tre anni dalla Regione Puglia , sia Raffaele Sollecito, l’assolto dalla Cassazione per speciali meriti di intesa con una cittadina americana innocente in ogni caso per ragion di stato, è del tutto secondario, anche se il ruolo svolto dalla famiglia Sollecito durante la famosa vicenda giudiziaria nella ricerca di appoggi potenti sia per la cacciata di investigatori e pm, sia per pressioni sulla corte di Cassazione (vedi qui), lascia liberi di pensare che la scelta di finanziare con denari pubblici, l’impresa del rampollo, possa non essere tutta merito della folgorante idea funeraria.

Lasciamo perdere anche la tracotante Porsche nera con cui il personaggio  si è presentato all’intervista della benevolente cronista del Corriere: ciò che emerge in questa storia è tutta la vacuità che sta dietro allo startappismo, degno successore dello yuppismo, nonché  pozione illusoria che trasforma il lavoro privato dei diritti in una sorta di arena per gladiatori, spesso privilegiati. Innanzitutto non c’è alcun motivo di stipendiare il disoccupato Sollecito con una cifra a fondo perduto di circa 2800 mila euro al mese, quando egli appartiene a una famiglia più che abbiente. E poi che senso hanno i centomila euro in tre anni per rendere operativa l’idea? Tecnologie e sistemi per sviluppare socialnetwork sono assolutamente già pronti e perfino gratuiti  (addirittura Linkedin e Digg, non so se mi spiego,  sono costruiti su uno di questi Csm), possono essere scaricati in mezz’ora o al limite, se proprio ci si vuole rendere la vita difficile, possono essere costruiti a partire dalla medesima piattaforma wordpress su cui gira questo blog con l’aggiunta di Buddypress e qualche estensione: quindi cosa c’entrano i due stagisti del politecnico di Bari ingaggiati per “sviluppare il software” (ovvero lavorare un po’ per permettere a Sollecito di girare in Porsche) e la relativa app o le due segretarie e l’ ufficio aperto al pubblico che Sollecito immagina nel prossimo futuro? Tutto questo è una roba che si fa in un mese o in sei caso mai si sia dei completi analfabeti informatici e si debba studiare da zero, magari chiedendo qualche aiuto e consulenza nei punti più difficili e correggendo nel tempo le cose che eventualmente non funzionano nella gestione reale. Tanto i morti non scappano.

Ma lo startappista tendenzialmente non vuole fare fatica: né quella di informarsi o  di creare qualcosa di davvero nuovo oppure di andare in banca a chiedere un prestito perché sarebbe imbarazzante e nemmeno quella di chiedere direttamente a papà. Meglio che sia il pubblico a foraggiarlo per tre anni  e poi eventualmente lucrare su un’ideuzza del cavolo. Una come tante che possono sfruttare la liquida disperazione contemporanea  come Uber e i suoi yuppini che se la tirano come se fossero i nuovi Galileo o la curiosità destinata a colmare il vuoto della vita e riempire lo smartphone. Dietro però non c’è proprio nulla, né ricerca, né ideazione tecnologica, ma solo robetta commerciale che in un caso su un milione può avere successo e in qualche raro caso permette al massimo di campare.

Tuttavia  la start up, essendo ideologicamente ortodossa rispetto al liberismo è diventata una sorta di panacea per tutti i mali, la terra promessa agli espropriati dal futuro e l’immagine del progresso al tempo della peste finanziaria. Nella sua variante italica approda al sostegno pubblico, assolutamente corretto e imparziale, lo sappiamo bene, come forma di fede nel pensiero unico, di pretestuosa liberazione di energie nonché, di sostituzione mediatica della ricerca. Che volete il settore pubblico in Italia è così sollecito.

 

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