esposito-670x274Lo scandalo è tutto per il fatto che abbia gridato “Roma merda” durante la sua vita anteriore di tifoso della curva sud prima di venire elevato al seggio da senatore. Ma anche qui si tratta di uno scandalo fasullo che ne copre altri due o tre assai più sostanziosi, secondo il metodo di far risaltare i fattori più immediatamente emotivi, nascondendo la sostanza. Lo scandalo è invece che il neo assessore ai trasporti Esposito, senza alcuna competenza in fatto di trasporti sia stato nominato vicepresidente dell’apposita commissione di palazzo Madama esclusivamente in virtù del suo essere un ultrà della Tav sulla quale ha persino scritto un instant book che probabilmente farebbe vergognare pure il piccolo ingegnere che lavora col lego: un piddino “leghista” destinato a difendere la grande opera inutile e soprattutto tutti i connessi e annessi che sappiamo in cosa consistano.

Si tratta dunque di un’ “indecenza di sistema”, ovvero quella che fa della competenza un dannoso ostacolo al “lato B” delle grandi opere, alla quale se ne aggiunge una più specifica: la totale inadeguatezza del personaggio a gestire i trasporti di una grande città di cui non sa praticamente nulla. E che per giunta ha preteso di poter assumere un consigliori ancor meno esperto di lui, facendolo venire dall’interland torinese e precisamente da Grugliasco, comune ufficialmente infiltrato dall ‘ndrangheta (che non sia divenuto un titolo di merito?). Del resto lo stesso Esposito è stato in commissione a Ostia, comune esautorato per infiltrazioni criminali e oltretutto si è dimostrato politico così poco accorto e presente a se stesso da essersi fatto infinocchiare peggio di Razzi ai microfoni de La Zanzara, cosa non secondaria perché ci si potrebbe domandare cosa abbia spinto al seggio senatoriale e al governo della Capitale un personaggio privo di saperi specifici, ma anche di abilità retorica e di senso della misura che sono quanto meno gli attrezzi del mestiere del politicante.

L’aver accettato un simile assessore, soprattutto in vista del Giubileo e dunque delle opere da fare in emergenza, secondo il ben noto canone da protezione civile, dovrebbe rendere molto difficile a Marino, ora che ha avuto la compiacenza di tornare dalle megavacanze, fare ancora il verginello, l’ostaggio inconsapevole di mafia capitale, la scimmietta che parla, ma che non sente e non vede. Il San Sebastiano del Campidoglio ormai accetta qualsiasi cosa e non può far finta di essere politicamente innocente, anzi di fatto un corpo estraneo che dovrebbe risolvere gli immensi problemi della città solo facendo il morto. Dovrebbe essere evidente a tutti che la presenza di un non sindaco sulla poltrona di sindaco non è precisamente quello che occorre, nonostante il tentativo di santificazione e di derubricare a problemi di comunicazione l’assenza di autonomia. Una cosa è l’isolamento nevrotico del personaggio, tutt’altra cosa l’indipendenza. Ha un bel dire “abbiamo cacciato i fascisti e i nazisti, ora scacciamo la mafia”. Per uno nato nel ’55 da sacri lombi e formatosi politicamente assai dopo il ’68 si può escludere la prima ipotesi, perché si è trovato con la pappa fatta. Sulla seconda non mi pronuncio, ma forse sarebbe tempo di smettere di presentarsi, con questi continui riferimenti al fascio, come alternativa ad Alemanno che sembra essere il refugium peccatorum suo e del Pd romano. Sono passati più di due anni e nessuno gli deve aver riferito che ha vinto, che se proprio vuole vivere in campagna elettorale continua dovrebbe riferirsi alle sfide future e non a quelle passate.