circo-1Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’avevano sottovalutato, sembrava un mansueto e ubbidiente orsacchiotto, di quelli che nei circhi ballano aggraziati allo schioccar della frusta del domatore .

Ma la memoria di un’appartenenza a un ceto di consolidati privilegi, studi brillanti in antiche università, buone frequentazioni e appropriati matrimoni, case comode senza sfarzo ereditate da dinastie operose, hanno segnato il riscatto per non dire la vendetta del sindaco di Venezia Orsoni, che ha preferito sia pure tardivamente passare per sprovveduto, per ingenuo, perfino per labile piuttosto che essere assimilato alla categoria volgare, ignorante, spregiudicata fino all’amoralità di quei politicanti di provincia avidi e arruffoni che l’avevano esibito come una reliquia della società civile da spendere per ricavarci posti di potere, finanziamenti illeciti, protezioni influenti e oliare la macchina del partito –azienda , costruito su scala minore ma ad imitazione del modello ineguagliabile del patriarca.

Si sono sbagliati con lui, sbagliano con Mineo e qualche irriducibile, sbagliano con gli italiani, quelli che si sottraggono all’ammirato compiacimento per il premier cinetico. Avevano creduto alla possibilità di annettere tutti in quella eterogeneità fatta di poche idee, niente valori, spregio di principi, ma appagante per ambizioni personali, aspettative di affermazione di interessi individuali e di affini, la loro socialità che oppongono a quella pubblica. Fatta di orsacchiotti addomesticati, pappagalline ammaestrate, con le stesse motivazioni e lo stesso entusiasmo dei partecipanti alle convention delle aziende di vendite piramidali, canagliette disinvolte, che fanno della spregiudicatezza una virtù, dell’approssimazione una qualità che si addice al dinamismo della modernità, della superficialità una cifra adatta a quella flessibilità adattabile che permette fedeltà a termine, utili assoggettamenti effimeri in attesa di trovarsi padroni più redditizi o addirittura di convertirsi da caporali a padroncini.

Si sentono invincibile parte di quella oligarchia collocata fuori dagli antichi luoghi tradizionali, dinastie, università, industrie, nelle quali contava la nascita, l’appartenenza, il censo, raramente qualche merito, pensano di essersi conquistati l’ammissione alle èlite economiche e finanziarie, veri contesti della politica, legati da vincoli e legami orizzontali , sia pure gregari, sia pure inferiori, cementati dalla sintonia di interessi, mire, vocazioni al potere e alla sopraffazione per conquistarsi spazi sempre maggiori e consolidati.

Non a caso la cerchia del premier annovera una task force di ragazze e signore che nelle more della fedeltà cieca al capo, ostentano i caratteri dei Bel Ami, sfacciatamente arrivisti, sfrontatamente sprezzanti di bisogni, diritti, necessità collettive, a segnare la loro differenza, che vogliono sia superiorità, quella di una dimensione oligarchica , in cui gli interessi di supremazia, potenza, hanno sostituito interamente i vincoli di mandato con gli elettori. Non si sa dove siano finite le sdegnate e dolenti prefiche del senonoraquando, i turbamenti per la cancellazione di dignità e peculiarità di genere operata dal vecchio sporcaccione, per l’umiliazione di corpi e immagini, adesso che dopo la risciacquatura tramite lacrime di ministra, graziose bertucce indottrinate ripetono la loro lezione, oltraggiando il lavoro, bastonando il ruolo del sistema statale, dileggiando valori costituzionali e i principi della democrazia all’interno e fuori dalle aule della rappresentanza e dei luoghi della politica, fiere di essere esibite come garanzia per avvalorare principi traditi, uguaglianze dismesse, conquiste oltraggiate. Viene da rimpiangere quelle dei calendari, facevano meno male, viene una gran nostalgia del tempo nel quale era facile esercitare quel po’ di critica, permessa perché il nemico era così esplicito e perfino ridicolo.  Perché, è inutile nasconderlo, perfino nel circo di prima c’era più democrazia.