Così anche Bondi, il poeta, quello che ha immortalato in versi cani e porci, abbandona Berlusconi e va verso Renzi. Sembrano lontani i tempi in cui celebrava il Cavaliere con versi sublimi: Vita assaporata ,Vita preceduta, Vita inseguita, Vita amata, Vita vitale ,Vita ritrovata, Vita splendente, Vita disvelata, Vita nova. Il cavaliere è diventato ex e anche Bondi diventa ex seguace, come un perfetto cortigiano, come l’uomo che si batte sempre dalla parte del vincitore, sia esso il Pci, Berlusconi o Renzi. Se qualcosa gli riesce bene è proprio “cambiare verso”.
Chi lo ricorda con le carotidi gonfie capace di sbroccare di fronte a qualsiasi espressione di lesa maestà di Silvio rimane sorpreso dal tradimento dello scudiero pronto a difendere qualsiasi cosa, persino la parentela di Ruby con Mubarak. Ma in effetti la vera domanda è: si tratta di un tradimento o invece di un rinnovato atto di fedeltà a un’idea di società corrotta e oligarchica? A quella famosa modernizzazione che una settimana a fa ad Harvard è stata finalmente e ufficialmente smascherata da uno dei più noti economisti del mondo come ideologia della lotta di classe al contrario?
Forse è solo che il vecchio padrone è diventato plastificato e bolso, interessato più al salvataggio di se stesso e del suo impero che delle magnifiche sorti e progressive del pensiero unico che sono invece la maggior preoccupazione di Renzi il cui destino è legato al successo della sua opera di infinocchiamento di un Paese. Meglio applaudire al karaoke politico finanziario dell uomo nuovo: musica vecchia e parole di JP Morgan che scorrono sullo schermo. Possiamo chiamare traditore un ‘uomo così fedele alle proprie convenienze come del resto all’assenza di pensiero?
Certo che è triste, quasi quasi mi viene una poesia: Vita insapore, vita seguita, vita odiata, vita morta, vita perduta, vita opaca. Detto in prosa una vita di merda.


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Non una parola da aggiungere a quanto scritto dal Sig. Casiraghi. Ma il sarcastico commento dell’anonimo mi da’ l’occasione di aggiungere una nota, che quasi e’ un modo di cercare un po’ di conforto spirituale. Mio nonno lavorava nelle ferrovie ed era capostazione. Mai iscritto a un partito, ma socialista di idee e di azione, rifiutò ostinatamente di iscriversi al fascismo e quindi fu relegato in una minuscola stazione della linea Santhià- Biella. Chissà se ancora esiste. Fu peraltro re-integrato alla fine della guerra. Ma certe sue parole e idee sul socialismo, sull’umanità, sul nostro dovere verso gli altri – e anche il suo amore per la letteratura – quando ci ripenso, mi fanno ancora venire le lacrime agli occhi.
http://www.yourdailyshakespeare.com
Mi riallaccio al sarcastico commento dell’anonimo non per significare che sono d’accordo nel criminalizzare gli italiani nella loro eterna tendenza all’opportunismo (che nasce dall’aver maturato e trasmesso alle generazioni successive la convinzione, storicamente non infondata, che chi non si adatta muore o finisce male) ma per appuntare l’attenzione sul fatto che la grande menzogna di cui oggi soffriamo le estreme e probabilmente irrimediabili conseguenze nasce in quel momento di trapasso fra vecchio e nuovo regime, quando si pensò che la democrazia potesse nascere per imposizione bellica di una potenza vincitrice che, come sempre le vedemmo fare anche in seguito, seguiva la tattica astuta di condividere la vittoria con gruppi di oppositori ai quali veniva “regalato” un merito del tutto sproporzionato a quanto avevano effettivamente fatto sul campo in modo da poter disporre immediatamente di una classe dirigente di ricambio completamente fedele al vincitore al punto da essergli sinceramente riconoscente per il potere consegnato su un piatto d’argento.
Quando oltre dieci anni fa gli Stati Uniti si inventarono dal nulla la guerra contro l’Iraq, io la seguii con l’esatta consapevolezza che quello che stava succedendo all’Iraq era la stessa cosa che era capitata decenni prima all’Italia. Con l’Iraq abbiamo avuto un’opportunità unica di vedere come si fa un regime change simile a quello avvenuto da noi dopo il 1943. Anche in Iraq venne tirata su a forza una inesistente classe dirigente di ricambio che si dimostrerà fedele agli americani nei secoli dei secoli. Andrebbe scritto un libro sui parallelismi tra la vicenda italiana e la vicenda irachena se non fosse che questi libri, gli unici utili, non si scrivono mai. Il Saddam che viene condannato a morte per non fargli raccontare tutto quanto sapeva dei trascorsi con gli Stati Uniti ricorda il Mussolini o il leader libico Gheddafi eliminati in modi ancora non del tutto chiari. L’unica cosa chiara è che gli americani, come al solito, preferiscono attribuire ad altri quello che è il frutto di proprie decisioni in modo da salvare la faccia. Lo stiamo vedendo in questi anni con la crisi europea o con il putsch ucraino (e, aggiungerei, anche con il colpo di stato egiziano partorito sicuramente in qualche ambasciata stellostrisciata).
Tornando all’oggi, è evidente che tutta la storia del nostro paese dovrebbe essere reinterpretata secondo questo canone, tanto più ora che vediamo a cosa ci ha condotto la nostra subalternità all'”alleato” americano. In fondo i giornali e i Bondi e simil-Bondi non fanno altro che fare quello che hanno sempre fatto: seguire le istruzioni di Washington. E questo dal 1945 ad oggi. La sinistra non è mai stata “innocente” ma ha pienamente partecipato del bengodi di potere regalato anche a lei dagli Stati Uniti. Finché c’era l’Unione Sovietica abbiamo goduto di una fallace sensazione che la giustizia sociale fosse un programma politico realizzabile. Ma come l’Unione Sovietica è collassata, la ruota della storia ha preso la direzione che avrebbe preso anche prima se non ci fosse stata l’alternativa rossa a fare da deterrente.
La paura rossa fece da detonatore agli anni di piombo. La responsabilità degli Stati Uniti negli attentati venne occultata e attribuita falsamente ai servizi deviati, meri esecutori, mai mandanti. La creazione dell’Unione Europea è una geniale manipolazione americana con destra e sinistra unite già allora a guardare dall’altra parte e a intonare peana ai visionari padri fondatori dell’Europa che avrebbe eliminato per sempre lo spettro della guerra e altre amenità del genere. Detto fra di noi, com’ era possibile che scoppiasse una guerra fra colonie di uno stesso impero? Sarebbe ora che anche il berlusconismo smettesse di essere considerato un fenomeno patologico italiano o un’aberrazione irripetibile (visto anche che si sta ripetendo con Renzi) e si riconoscesse una buona volta che sono gli Stati Uniti a concepire, pianificare e infine implementare tutte le teatralizzazioni che poi ci vengono spacciate per realtà.
I media hanno un ruolo essenziale nel gestire le teatralizzazioni in quanto sviluppano il “copione” riportando parole e dichiarazioni dei leader che costituiranno il “pasto” intellettuale degli italiani nelle 24 ore successive. In questo modo gli italiani stessi vengono inconsapevolmente coinvolti nella recita e diventano comparse che contribuiscono a tenere in piedi gratuitamente il fondale di cartapesta arrivando anzi ad accalorarsi e competere fra di loro per rilanciare al massimo i leitmotiv del giorno in TV, nel loro ambiente di lavoro, nelle chiacchiere da bar e perfino in famiglia. Alla fine l’aria si impregna di menzogne e irrilevanze che verranno difese a spada tratta dalle loro stesse vittime!
Non ho accesso alla corrispondenza segreta dei padroni del vapore ma sono sicuro che la società di casting incaricata di trovare i volti più adatti alle mutevoli necessità della storyline negli ultimi tempi sta dando loro piena soddisfazione! Dopo il lievemente funereo Monti, ottimo per far capire che l’aria era cambiata, si è passati al viso di onesto burocrate di Letta, efficacissimo per generare una sorta di tranquilla fiducia derivante da una voluta inazione, per arrivare infine allo schizzeggiante Renzi che incarna letteralmente, come solo Berlusconi prima di lui seppe fare, vizi e virtù nazionali con, in più, il pregio dell’età giovanile e della ricarica energetica superplus.
Possiamo intrattenerci sulla bontà dell’interpretazione dei primattori e dei comprimari, sulla verve dei dialoghi e dei controdialoghi, sulla piacevolezza e la drammaticità dei continui colpi di scena ma non dovremmo mai dimenticare che si tratta solo di teatro. La realtà sta altrove.
I commentatori qui sopra sono parenti dei 45 milioni di fascisti o dei 45 milioni di partigiani?
Vista la rilevanza, mi permetto di estrarre due citazioni dal “Nostro Dante Quotidiano”
Voltagabbana, opportunista
“… trasmutabile son per tutte guise!” (Par. V, v.99)
Consigli d’uso. Applica al tipico e palese opportunista.
Nell’originale. Parte di un paragone tra il cambiamento di un pianeta che diventa più luminoso e allegro all’arrivo di Beatrice e lo stato d’animo di Dante. Dante, quale umano è per natura soggetto ad ogni cambiamento (trasmutabile son per tutte guise).
Voltagabbana, patologico v.
“Le sue permutazion non hanno triegue;
necessità la fa esser veloce;
sì spesso vien chi vicenda consegue.” (Inf. VII, v.88)
Consigli d’uso. Applica al tipico ed ubiquito voltagabbana, “Le sue permutazion non hanno triegue.”
Nell’originale. Chi cambia senza tregua è la Fortuna e il suo dovere (necessità) la costringe ad operare rapidamente, perciò avviene che spesso qualcuno cambi il proprio stato (vicenda consegue).
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I CORTIGIANI NON SI VERGOGNANO DI CAMBIARE CASACCA PER SEGUIRE IL SIGNOROTTO DI TURNO!