letta-ritiroAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ventiquattr’ore con tutti i ministri, in ritiro spirituale. L’annuncio su Twitter è del presidente del Consiglio Enrico Letta: “Domenica e lunedì 24 ore di ritiro in un’abbazia in Toscana, solo i ministri, per programmare, conoscersi, fare spogliatoio”. E ognuno paga per sé.
L’eterno boy scout non si smentisce a metà tra meditazione e calcetto, tra convention aziendali e college, tra autocoscienza e rifugio di montagna, con il contorno di sacco nel letto e . Ma la scelta dell’abbazia è rivelatrice: quello è il luogo indicato per la formazione ascetica intesa a favorire la crescita nell’intimità con Dio e con i confratelli.
Viene da dar ragione a Benjamin: il capitalismo è una secolarizzazione della fede, un fenomeno religioso, estremo e integralista, un culto che non prevede espiazione, ma, anzi, redenzione di pochi grazie alle colpe dell’avidità, dell’accumulazione e dello sfruttamento. Così in nome della teocrazia del mercato i suoi sacerdoti mutuano le liturgie, i riti, le cerimonie della religione, ne frequentano i luoghi, fanno proselitismo o la impongono proprio come nella consuetudine “missionaria”.

D’altra parte qui si avvicendano premier ostili a valori altri quelli della solidarietà, della giustizia, dell’autodeterminazione di uomini e popoli, avversari delle ideologie, salvo una: il rifiuto delle ideologie, delle appartenenze: salvo una, la fidelizzazione a una èlite di potere, delle passioni, salvo una: l’ambizione.
Sono personaggi mediocri, con un orizzonte miope e ristretto confinato dall’utilitarismo e dall’interesse personale, di gruppo dirigente e di classe.
Ieri se ne è avuta conferma simbolica. In visita pastorale all’Expo – che ci ha fatto rimpiangere il gran rifiuto di Monti alle Olimpiadi – Letta ha fatto sfoggio di ispirazioni utopiche, abbandonandosi estatico come Santa Teresa alla follia visionaria della grande esposizione, tra Belle Epoque e futurismo, visita di Hitler e “romanina”, quella ripassata di pittura che si dà in fretta e furia per vendere meglio un alloggio in rovina. L’esposizione universale milanese è «una vera e reale priorità», anche perché «il suo successo è una delle cartine di tornasole attorno al quale si valuterà la riuscita di questo governo». Pensate un po’ e noi che credevamo che il banco di prova di un governo dovesse essere la crescita,. La lotta alla disoccupazione, la difesa dell’istruzione e del paesaggio, la salvaguardia della sovranità nazionale in materia economica e non solo, la difesa e la valorizzazione dei diritti.

Macchè, invece è prioritario il Grand Bal Excelsior, una grande opera sui generis, che fa campare un po’ sui cantieri e sui lavori precari e poi – proprio come la Tav – resta là, celibe e futile, fatta come è per acchiappare i citrulli, che poi saremmo noi, e soffiare un po’ di polvere sugli occhi dei nostri compratori.
Altro che la follia visionaria del pretino Letta ci vorrebbe per immaginare una piccola utopia, quella di costruire e praticare un’alternativa al rigore e all’austerità, all’egemonia finanziaria, alla guerra che viene mossa contro il lavoro, i suoi diritti e le sue garanzie.
Invece pare serva anche per la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata, dimenticata nel discorso programmatico, come fosse troppo ovvia e “sdata” per menzionarla, o troppo poco redditizia, come se il contrasto alla corruzione che crea un’alleanza di ferro con i signori del malaffare non fosse un formidabile investimento , un risparmio, un’opera più profittevole del Ponte sullo Stretto.
«La criminalità e le mafie non pensino che l’Expo sia un’occasione di avere mano libera. Avremo una vigilanza doppia, tripla, quadrupla, saremo duri e inflessibili. Nessuno attorno a questa vicenda può pensare di fare il furbo e infilarsi e usare questa grandissima occasione per attività illecite e illegali», ha proclamato il presidente del consiglio, senza dire come, se non nominando il solito commissario straordinario di fiducia.

Ma glielo diciamo noi cosa dovrebbe fare: una bella legge contro la corruzione, il falso in bilancio, la concussione, il traffico di interesse e il conflitto di interessi, pratiche peraltro molto diffuse negli alti vertici lombardi. E poi misure di lotta all’evasione e al riciclaggio. E poi il rafforzamento e il potenziamento della rete degli strumenti di controllo. E l’impresentabilità di noti e inaffondabili marpioni in odor di collusione, con i quali starà in festoso ed edificante ritiro in modo da conoscerli meglio, anche se sappiamo che non basterà ad evitarli.