AltanBersani ha vinto, come previsto, ma con numeri anche più alti del previsto dal momento che al rottamatore è mancato al ballottaggio quel 16% di votanti estranei al centrosinistra che secondo  la Società Italiana di Scienza Politica, erano accorsi a dar manforte a Renzi al primo turno. Così Bersani, onusto anche dei voti vendoliani, è ora il candidato premier non di uno ma di ben due partiti. Al sindaco di Firenze va infatti dato il merito di aver messo in luce, con estrema chiarezza, l’esistenza dentro il Pd di una forte area conservatrice di ispirazione neoliberista che deriva dalla lenta fermentazione catto reazionaria della Margherita.

La rottamazione, il nuovismo, l’ insofferenza per apparati marci e immarcescibili insieme, è stato il pretesto, il pareo dietro il quale si è pudicamente nascosta questa realtà che tuttavia è apparsa inequivocabile in ogni singola dichiarazione di Renzi e pure in quel suo programma spot di chiara derivazione berlusconiana nelle modalità espressive, ma di fonte finanziaria nella sostanza. Avere idee in un’Italia che ha accettato per vent’anni Berlusconi, non è evidentemente così necessario, anzi è un handicap, ma mettersi al servizio di chi ha scopi, interessi, visioni da affermare è sempre vincente. Così fin dalla Leopolda quegli stressi poteri che spadroneggiano in  Europa, hanno messo gli occhi addosso all’ambizioso sindaco di Firenze e lo hanno poi massicciamente foraggiato quando si è compreso che lo sfascio totale della destra, la mediocrità del centro di osservazione vaticana avrebbero probabilmente lasciato il governo al Pd.

Il problema politico era quello di far uscire dalla pozza di ambiguità la destra del parito per  farne un sostituto della destra berlusconiana in via di scomparsa e impedire che venisse messa in discussione l’agenda Monti, cosa possibile anche nell’atmosfera di socialdemocrazia rarefatta e subalterna espressa dal partito. Nello stesso tempo occorreva mimetizzare il più possibile questa operazione. Chi meglio di Renzi già vicino attraverso i suoi amici e soprattutto Paolo Fresco, alla finanza? E chi meglio di un personaggio mediaticamente vincente, che già aveva lanciato la sua fronda all’interno del Pd?

Così a fine maggio di quest’anno viene chiamato Blair ad impostare la candidatura e lanciarla ufficialmente in un incontro a Palazzo Corsini al quale sono presenti J.P. Morgan, Intesa S. Paolo,  i ministri Passera e Grilli, e  Gertrud von der Leyen, ministro tedesco del Lavoro. L’ 8 giugno in una direzione nazionale del partito ufficializza le primarie. Più di 3 milioni e centomila elettori nel 2009 avevano eletto Bersani segretario e stabilito che il segretario dovesse essere il candidato premier. Ma evidentemente le pressioni per riaprire i giochi sono state fortissime: il 13 settembre Matteo Renzi si candida, il 20 settembre Goldman Sachs pubblica un documento in cui dà il via libera dato a un eventuale governo Pd , il 6 ottobre il Pd modifica lo statuto. Tre settimane più tardi Le Monde scriverà della campagna di Renzi: “È riuscito a far passare in secondo piano il confronto sulle idee riducendo il dibattito a un conflitto tra vecchi e giovani nel PD”.*

L’ultima settimana di campagna con il tentativo di ribaltare le regole a metà del gioco, hanno mostrato un Renzi bambinesco e angosciato dall’idea di aver deluso qualcuno nonostante il risultato ottenuto, notevolissimo e foriero di responsabilità governative. Ma questi saranno fatti suoi: rimane la realtà di un programma e progetto politico che al di là degli ispiratori e finanziatori, è del tutto al di fuori dalla socialdemocrazia. Almeno c’è questo elemento di chiarezza, nonostante il partito tenti di nasconderlo con i salamelecchi postelettorali e l’unitismo di maniera. Che Renzi rimanga nel partito per condizionarlo in maniera decisiva o che tenti una sua strada visto che la maggioranza non si è espressa in favore della rottamazione, Monti può dormire sogni tranquilli. E a noi toccherà l’insonnia.

* Tutte queste cose sono state scritte  a suo tempo nel blog, non si tratta di infierire sul perdente come inevitabilmente accadrà in tutti i siti che si sono tenuti ambiguamente e falsamente equidistanti. Si tratta semmai di infierire sul vincitore.

Goldman Sachs candidata alle primarie Pd

Politica, follow the money 2 – Renzi, Blair e l’amico l’omofobo