C’è un nuovo concorrente per le primarie del Pd. Un nome nuovo che è dentro tante vecchie e oscure vicende: si chiama Goldman Sachs. La holding che è tra i protagonisti della crisi, il cuore nero della finanza e dei suoi opachi obiettivi, quella che figura come la prima finanziatrice di  Mitt Romney, quella anche di cui è stato consigliere Mario Monti, la mitica assertrice della riduzione della democrazia e dei massacri sociali, entra a gamba tesa nella battaglia elettorale italiana: in un documento esprime le sue simpatie per un futuro governo a guida Pd.  Con a capo il suo ex stipendiato, ma anche senza.

Fossi in Bersani avrei fatto di tutto per nascondere un documento così compromettente in cui uno dei protagonisti senza scrupoli della finanza mondiale dice di fidarsi di un partito di centro sinistra come portatore delle sue strategie. E invece cosa fa il Pd? Se ne compiace (qui) come fosse un supremo complimento o una dimostrazione del proprio senso politico. Il partito non viene nemmeno sfiorato dal sospetto che i valori espressi da Goldman  Sachs siano l’esatto contrario di quelli espressi da Bersani alla festa di Reggio Emilia. E se già tutti hanno notato lo stridore tra le affermazioni di principio e i fatti , cioè i tristi massacri di diritti e di welfare che vengono perpetrati in Parlamento dentro una stagione di straordinaria iniquità, adesso bisogna pensare che la maggiore holding finanziaria del mondo, è fiduciosa che i principi rimarranno solo merce elettorale e che la realtà sarà ben altra.

Non c’è alcun dubbio che il documento ha il preciso scopo di dare una mano al suo ex consigliere che certamente saprà ripagare il favore e,  visto lo stato di dissoluzione della destra, appoggia la parte amica di Monti che ha più probabilità di farcela. Ma sinceramente sventolare questo ambiguo cartiglio come un successo restituisce l’immagine di un partito preda ormai del caos intellettuale. Magari D’Alema  sara contento: finalmente “abbiamo una banca”, ma temo che gli elettori saranno un po’ meno felici. E lo sarebbero ancor meno se sapessero che Goldman Sachs è il campione mondiale di “revolving doors” cioè nella capacità di riciclare personaggi dalla finanza alla politica e viceversa.

Non riesco nemmeno più a capire se il titolo entusiastico che campeggia nel sito del partito -“Godman Sachs vota per il Pd” –  ripreso da Milano finanza con orgoglio, sia frutto di un coma politico, di una presunzione e leggerezza comunicativa senza più limiti o uno scherzo di Crozza. L’immagine che mi suscita è quella di Totò quando in Miseria e Nobiltà parla di cheque facendo quasi il segno dell’ombrello per indicarne la consistenza. E qui di certo di effettiva miseria politica ce n’è molta, mentre la nobiltà è solo parole.