Scusate, ma ne va della mia salute. Il giorno dopo le primarie il livello di glicemia è alle stelle e purtroppo i masterchef che gareggiano sui media a ricettare la bellezza della partecipazione popolare, mi costringono a continue iniezioni di insulina. Non certo perché andare a votare, sia una cosa spiacevole o indifferente per la democrazia, tutt’altro ovviamente, ma perché in  questo caso l’atto del voto ha un valore in sé, scenografico, testimoniale, visivo che prescinde dalla possibilità di esprimere un’idea di società, di futuro, di politica. Sono molto dispiaciuto  per tutti quelli che si sono messi in fila intendendo “partecipare” e che ora rivendicano il loro presenzialismo. Ma in questo caso il loro voto principale e pesante non è stato dato sulla scheda, ma semplicemente iscrivendosi e presentandosi ai seggi.

La possibilità stessa di andare alle urne era condizionata dall’accettazione implicita ed esplicita dell’agenda Monti e dei trattati da cui dipende l’impoverimento e la rapina del Paese. Di quella che insomma viene venduta come “necessità” ma che ormai viene contestata a tutto campo persino dal Fmi e che si rivela come un’espediente politico per la riduzione della democrazia. Ha poca importanza che poi ognuno dentro di sé  ritenga di fare carta straccia di quella firma sotto la dichiarazione d’intenti: sottoscrivendola fa parte di quei 3 milioni e 100 mila che l’hanno accreditata come la linea ufficiale e democraticamente indiscussa del Pd. La divisione sui nomi riguarda semmai la “tonalità” e la mentalità in cui gli intenti verranno perseguiti, se entusiasticamente con Renzi o un po’ sbuffando con Bersani.

Questa è la stessa ragione per la quale la partecipazione di Vendola è stata perdente fin dall’inizio. E non solo per lui come candidato, ma per la sinistra che ha dovuto “votare” ragioni non sue e anzi antitetiche in cambio di una subalternità più che evidente. Sarebbe lecito chiedersi come mai  la battaglia tra gli aspiranti leader sia stata possibile solo in presenza di un patto di ferro di questa portata, chi lo abbia voluto, se sia stato imposto e da chi, ma resta il fatto che esso è un vincolo non solo per la sinistra radicale o simil tale, ma per la stessa sinistra moderata che ha voluto bruciare i ponti dietro di sé. Così potrà accadere tra qualche mese che almeno un 50% di quelli che sono andati a votare si accorgano che il loro sincerissimo atto di democrazia non sia andato precisamente a favore della stessa, sequestrata dentro la cella di dettami estranei.

Per ciò che mi riguarda l’unica carta di intenti che mi sarei sentito di firmare è sintetizzabile in un breve brano di Federico Caffè: “Le mie idee non me le cambieranno certamente coloro che proclamano requisitorie, ormai a getto continuo, contro lo Stato dalle mani bucate; contro l’assistenzialismo, padre di tutti i vizi; contro l’egualitarismo, colpevole di aver ucciso il merito, e via di questo passo. Quante insopportabili menzogne. Come se la ragione di tanti sprechi, inefficienze, ingiustizie, cancrene, fosse l’assistenzialismo in sé, lo Stato del benessere in sé, l’egualitarismo in sé e non gli abusi, le illegalità, l’uso spregiudicato e clientelare che si è fatto in Italia di questi strumenti”. Ops…eh già sono il sempre il vecchio antidemocratico.