L’hanno fatta grossa e adesso tentano di rimediare: dicono che la violenza era ingiustificata e che saranno identificati i poliziotti che hanno infierito con i manganelli o con i lacrimogeni. Accennano ad inchieste che, mi ci gioco qualunque cosa, non ci saranno o saranno una farsetta.  Naturalmente dopo che si sono scoperti i fili del burattinaio si tenta si buttare sul singolo la croce: ma è del tutto evidente che l’aver considerato gli studenti come dei nemici dello stato nasce nel cuore oscuro di un governo che si regge prima ancora che sull’acefala e interessata acquiescenza di un sistema politico, sul consenso che viene dai centri finanziari ed europei di fronte a un’azione di riduzione della democrazia e dei diritti che non provoca reazioni o comunque non reazioni clamorose.

La piazza in questo senso è un pericolo per Monti che deve rendere conti ai suoi grandi elettori e non certo agli italiani. Non è un caso che il premier non si stanchi di ripetere nelle sessioni internazionali che le misure di impoverimento non stanno causando le stesse conseguenze  che altrove. E’ un suo vanto e i ministri che si è scelto, anzi il ministro Cancellieri, un’anziana virago di chiaro stampo, annegata nel clientelismo oligarchico, ha pensato che la massima repressione fosse la strada maestra per tenere al suo posto la protesta e dare al premier ragioni per fare la ruota del tacchino.

Ora credo che un partito democratico che si rispetti, di fronte a questa evidenza denunciata dalle immagini, dovrebbe chiedere le dimissioni del ministro.

Credo che un ministro che si rispetti dovrebbe sentire il bisogno quanto meno di offrire le dimissioni.

Credo che un premier che si rispetti dovrebbe dire qualcosa senza trincerarsi dietro un silenzio che è infingardo e non sobrio.

Credo che un presidente della Repubblica che si rispetti dovrebbe vibrantemente intervenire invece di mobbizzare i partiti chiedendo una legge elettorale ad escludendum.

Credo che se nessuna di queste cose avviene né il governo, né il milieu politico meritino alcun rispetto.