Santissima ipocrisia

Ricordo che da bambino l’attesa della prima comunione fu angosciosa. La fede nel miracolo della transustanziazione era  blanda, semmai sconfinava nella meraviglia del magico, ma mi tormentava quella sorta di rapacità con cui i fedeli facevano scomparire il cerchietto anemico dentro la bocca inghiottendolo con la velocità del camaleonte. Così per evitare brutte figure o sacrileghi masticamenti, feci le prove ritagliando dobloni da quella sfoglia che una volta si trovava sotto i torroni e che era ostia  a tutti gli effetti.

Non mi riusciva però, si attaccava dannatamente al palato facendomi prevedere dannazioni eterne  o brutte figure o addirittura la perdita dell’orologio che ritualmente veniva donato ai comunicati. Soprattutto mi chiedevo perché mai non si usasse il pane invece di quella pallida imitazione dal sapore  un po’ sgradevole, anche se vagamente già sospettavo che si trattasse di un trucco ieratico per sottrarre la comunione alla quotidianità e alla vita, forse proprio a quella carne e a quel sangue in cui si diceva si trasformasse. E in effetti non dovevo sbagliare di molto se oggi arriva la notizia che un sacerdote di Porto Garibaldi, ha negato la comunione a un disabile mentale perché probabilmente non sa distinguere l’ostia dal pane.

Non sono eccessivamente contrario alla richiesta di consapevolezza, anche se mi chiedo quanti dei fedeli siano consci di ciò che stanno facendo o semplicemente non si sottomettano a una ritualità che ha un valore solo in se stessa. E tuttavia mi chiedo se il sacerdote, peraltro appoggiato dal vicario della diocesi, si renda conto che il suo rifiuto manda all’aria molte delle dottrine e delle prassi vaticane, antiche e nuove, che fanno della consapevolezza un fatto di volta in volta inutile, accessorio o pericoloso. E’ ben noto che la Chiesa è contrarissima all’idea che il battesimo avvenga ad un’età in cui questo sacramento acquisisce il significato di una scelta, piuttosto che quello di un bagnetto in acqua fredda. E’ ben noto che la chiesa proibisce l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni cerebrali. E’ ben noto che la chiesa considera gli embrioni dove ancora i neuroni non si sono formati alla stessa stregua delle persone. Questo non fa parte della filosofia ufficiale della Chiesa, cioè della dottrina tomistica secondo la quale prima si forma l’anima vegetativa, poi l’anima sensitiva e infine l’ anima razionale che è quella eterna. San Tommaso dice anzi in maniera esplicita nella  Summa Theologiae che gli embrioni non parteciperanno alla resurrezione della carne proprio perché non hanno sviluppato l’anima razionale.

E’ evidente che siamo di fronte a un paradosso: nel tentativo di respingere la scienza moderna, l’evoluzione, l’identità mente-cervello, la chiesa si è lasciata andare ad una sorta di biologismo ignaro di biologia, in cui la vita in sé, come fenomeno biochimico, è portatore di anima.  Naturalmente non se ne traggono le conseguenze finali, che ci impedirebbero di uccidere qualsiasi forma di vita compresa quella vegetale anche per pura necessità, né si sconfessa la precedente visione, ma si naviga a vista su temi e dottrine confezionate più per la loro capacità di attrarre attenzione e intercettare settarismi e intolleranze che per la loro  solidità e sostanza. Insomma un fondamentalismo astuto e strumentale che fa da contraltare ai mille compromessi, i molti opportunismi e ipocrisie della Chiesa.

Ma poi ecco che un prete, senza rendersene nemmeno conto, fa balenare l’elusività e l’ambiguità di tutto questo apparato e respinge il disabile mentale. Il fatto poi che ciò venga alla luce per il tramite di un’odiosa esclusione, aggiunge un che di stonato riguardo alla qualità umana da cui nascono episodi del genere. Ma a questo siamo abituati: dalla copertura fornita alla pedofilia, a un pensiero sociale pervicacemente disatteso, dalla grottesca sessuofobia dell’esclusione, ai salvacondotti per le anime dei potenti, la via crucis di chi pretende il primato morale è lunga. E di certo non si salva l’anima nemmeno con l’ipocrisia dottrinale. Nemmeno l’anima vegetativa.

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3 responses to “Santissima ipocrisia

  • Silvia Camilli

    Ciao, bell’articolo.
    ti volevo ringraziare per la “chicca” di San Tommaso, che non conoscevo.
    Credo che me la rivenderò col prossimo pro-life della domenica che mi romperà gli zebedei…

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  • frankramsey1903

    La scelta del sacerdote e, da quello che si afferma nel post, del vescovo non è un rifiuto che manda all’aria le prassi e le dottrine della Chiesa è solo un errore di logica che si applica al caso indipendentemente dalla questione religiosa. Il problema della cosiddetta disabilità è stato affrontato e risolto in termini scientifici dai matematici del ‘900 (Ludwig Wittgenstein-cfr Osservazione sui colori-, Frank Ramsey, ecc.) che si sono occupati di ingegneria della conoscenza. Non è possibile infatti fissare il concetto di normalità senza cadere in gravi contraddizioni logiche. Quindi un disabile è solo una persona con abilità differenti dalla media e non può essere classificato in nessun modo come anormale senza cadere in banali errori. Il disabile in questione ha certamente delle abilità diverse da quelle comuni, ma non per questo può essere escluso dalla comunità. Inoltre questa decisione è in contrasto con il concilio Vaticano II e quindi si tratta di una presa di posizione errata da parte di alcuni membri della gerarchia cattolica. E’ importante osservare che, secondo la dottrina cattolica, questa non è necessariamente coincidente con la Chiesa, in quanto la Chiesa è la comunità dei santi e quelli che non appartengono a questa comunità, siano essi preti o vescovi non ne fanno parte, mentre ne potrebbero far parte persone che magari sono in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche. Quindi fate bene a denunciare queste situazioni perché possono permettere di separare il grano dal loglio e, si spera, permettano a questi testoni di capire di aver sbagliato.

    Per quanto attiene al discorso dell’aborto sono contrario ad accettare qualsiasi definizione di persona in funzione dello stato evolutivo dell’embrione in quanto si tratta di regole incoerenti ovvero che determinano necessariamente contraddizioni. Lo potete constatare voi stessi nelle vostre citazioni di San Tommaso. Non è che se è stato dichiarato santo non possa aver detto cose sbagliate secondo logica. Comunque bisogna sempre contestualizzare tenendo conto della cultura e dei tempi in cui si sono date certe definizioni.

    Se poi vogliamo essere pragmatici direi che è come quando il medico dice al paziente di mangiare con poco sale per evitare di aggravare lo stato ipertensivo. Nessuno è in grado di valutare il concetto di poco. Quindi i medici dovrebbero dire: da oggi nessun sale aggiunto e proibizione dei cibi conservati con il sale. Ci pensa poi l’industria alimentare ad avvelenarci con il cloruro di sodio utilizzato per coprire lo scadente livello dei prodotti che ci vendono a caro prezzo.
    Allo stesso modo l’industria potrebbe avere interesse ad usare per propri interessi di bottega gli embrioni. A questo proposito abbiamo la certezza che già questo avviene attraverso un sistema di disinformazione sull’uso delle staminali embrionali. Parlando con un direttore di un centro di ricerca del settore ho saputo che l’uso delle staminali embrionali non ha mai portato nessun risultato alla ricerca scientifica per uso farmaceutico mentre tutti i risultati si sono avuti con le staminali adulte. Le farmaceutiche con pressioni lobbistiche sugli Stati allo scopo di ottenere finanziamenti pubblici hanno puntato sulle staminali embrionali con il risultato di ridurre i fondi alla ricerca della adulte (che funziona) solo allo scopo di usare materia prima embrionale praticamente a costo zero e ottenere denaro pubblico per aumentare i loro profitti.

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  • barbatustirolese

    L’ipocrisia della più ferrea delle dittature che adatta la sua dottrina e la sua morale “contestualizzando”: debole con i potent e con i complici, fortissima con i deboli!
    Una vera schifezza!

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