Anna Lombroso per il Simplicissimus

Strana gente quelli della Fiom. Mentre scrivo in attesa di raggiungerli passano qua sotto. E non sembrano di sicuro aspiranti bombaroli, arrischiati anarco-insurrezionalisti, sfascisti depressi e deprimenti l’entusiasmo e lo sforzo bellico del governo tecnici. Camminano determinati e perfino festosi srotolando vecchie e nuove bandiere rosse e se dovessi assimilarli a una immagine del passato fanno venire in mente momenti fertili e animati da altra strana gente: Dolci, Capitini, Rossi, Di Vittorio e tanti altri che oggi si  dirigerebbero con loro verso la Piazza che tentano sempre di togliere ai cittadini, ma che ogni volta sappiamo riprenderci.

Strana gente quelli della Fiom, hanno invitato  tutti i parlamentari ed europarlamentari italiani invitandoli a partecipare alla manifestazione di oggi indetta per  denunciare   una sfrontata violazione dei diritti costituzionali attuata ai danni dei lavoratori metalmeccanici e praticata spregiudicatamente  dalla Fiat col palese appoggio del governo e, si direbbe, di tutti i partiti della magmatica e plebiscitaria maggioranza. Perché  se   l’èlite del Pd morbosamente incorporata nell’ideologia di regime ha deciso di non partecipare, significa che non  vuol vedere oppure esplicitamente aderisce a  questo oltraggio, attribuendo ipocritamente la miserabile defezione alla presenza sgradita dei No-Tav, socialmente e politicamente infetti e temibilmente contagiosi.

Strana gente quelli della Fiom, che su quel palco hanno riservato uno spazio per spiegare le ragioni dei No-Tav scegliendo tra i cretinetti il presidente della Comunità montana, finora iscritto al Pd.  Strana gente, che è contro il Ponte sullo Stretto e contro la No-Tav non per luddismo, misoneismo, conservatorismo ma semplicemente perché è pesante per l’ambiente sì, ma soprattutto per le tasche dello Stato e di noi tutti  e che se ne frega se qualche milanese che vuole andare a cena da Paul Bocuse ci mette un po’ di più per arrivare a Lione.

Strana gente che pensa che i  fondi pubblici e privati dovrebbero essere investiti in occupazione e servizi, che lo stato dovrebbe  diventare l’impresario di uno  sviluppo, socialmente e ambientalmente sostenibile, equo e perfino solidale. E che le pensioni per gli uomini e per donne non sono un contentino come le definisce La Fornero, ma quattrini versati per garantirsi un dignitoso livello di vita quando la vita diventa più ardua. E che l’articolo 18 deve essere un tabù, sì, da mantenere contro chi esige l’iniqua licenza di licenziare. Strana gente che come si è battuta contro il Governo Berlusconi, Cgil unica tra i sindacati, con la stessa determinazione si batte contro il cosiddetto governo dei tecnici, non per ossessione antigovernativa, ma per tenace difesa dei lavoratori.

Strana gente perché continua a pensare che difendere la democrazia in fabbrica significa difenderla  comunque e ovunque, dentro alla Fiat, nella società e in parlamento, dove è stata votata silenziosamente e oscenamente una manomissione alla Costituzione che legittima ogni misura economica di qualsiasi governo si avvicendi in nome del totem del pareggio di bilancio.
Strana gente che   non cede a quell’intreccio di arroganza, di stupidità, di sordità burocratica e di sostanziale disinteresse per i fondamenti della democrazia che muove un potere insensibile a qualunque argomentazione razionale in Val si Susa come a Melfi o a Pomigliano,  incapace di leggere i numeri, anche se composto da fior di contabili, come di ascoltare le voci del Paese, ma sensibilissimo ai sussurri dei mercati globali. Arroccato  in un’assolutistica fedeltà ai soli interessi dei forti e ubbidiente solo ai comandi assertivi degli apparati finanziari e  tecnocratici.
Strana gente quelli della Fiom, che non si accontenta delle acrobazie, dei trucchetti dei prestigiatori, degli swap e dei salvaitalia, perché non vuole credere all’onnipotenza delle tecnocrazie trans-nazionali e all’impersonalità dei mercati e pensa che scendere in piazza serva eccome a contarsi e a contare   contro la tirannia dell’indifferenza, che vive lassù,  e per  la democrazia della partecipazione,  che abita ancora qui, tra noi.