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Un tram chiamato Tav

Massimo Pizzoglio per il Simplicissimsus

L’Italia di oggi mi ricorda quei tram di San Francisco, quelli su cui si sale e da cui si scende in corsa.
Usati quasi solo dai turisti che li prendono più per gioco che per necessità, che non sanno neppure bene dove vadano, poi, vedendo uno scorcio che li attrae o un negozio invogliante, scendono e dopo ne prenderanno in altro in senso contrario, chissà…

Forse non è neanche l’Italia solo di oggi, forse è nell’animo degli italiani essere così ondivaghi, appassionarsi superficialmente di mille avvenimenti che poi decadono e si dimenticano alla velocità dei neutrini.
Soprattutto prendere posizioni, nette quanto effimere, da acerrima discussione da bar per il breve tempo di scintillio della cometa. E poi, avanti, la prossima…

Non voglio entrare nel merito della Tav in valle Susa, ma in quello dei milioni di “esperti” che ne stanno discutendo in questi giorni e che, in gran parte, tra sei mesi non ricorderanno più neanche per chi parteggiavano.
O, meglio, tutti spergiureranno di aver sempre sostenuto quello che, nel frattempo, ha vinto.

E dei loro aedi che cantano le lodi di territori che non hanno mai visto, che azzardano paragoni con gli indiani d’america, gli squadroni della morte, Davide e Golia, manca poco che tirino fuori Frodo Baggins (o forse l’han già fatto e io, fortunatamente, me lo son perso).
E’ estenuante questa passerella di personaggi pubblici che prendono posizione, si fanno intervistare, disquisiscono, producono epigrammi lapidei più velocemente del lancio delle pietre dei manifestanti o dei lacrimogeni dei poliziotti.

Non si contano i commenti sul video del manifestante che sbertuccia il carabiniere immobile, video che, per qualità, durata e telecamere presenti, sembra più preparato di un’improvvisata di Sophia Loren a Venezia; e tutti giù a criticare o a osannare l’uno o l’altro, come criceti costretti a girare nella ruota.
Nello stesso momento Marchionne faceva affermazioni di una gravità infinita, con conseguenze per centinaia di migliaia di famiglie, equamente distribuite sul territorio nazionale, ma quelle, a parte una battuta del solito Crozza (più per tenere allenata l’imitazione che pungente), sono scivolate via quasi inascoltate.
La Consob toglieva il divieto di compravendite allo scoperto, riaprendo di fatto la corsa alle speculazioni selvagge. E forse qualcuno di quei mirabolanti poeti del dissesto della nazione, se mai gli fosse cascato l’occhio sulla notizia, avrà pensato che fosse una buona cosa per i mercatini rionali e gli ambulanti.
LaFornero (non è un refuso!) scambiava serenamente e risolutamente il welfare con la carità cristiana e, forse con quella stessa pelosa pietà, la torma dei profeti si accodava ordinatamente al rammarico e alla commozione per l’attivista precipitato, accompagnati dagli immancabili distinguo.

Forse sono quelle le solite armi di distrazione di massa, forse gli italiani sono distratti e smemorati e basta, ma vedere la mancanza di attenzione al cambiamento di struttura sociale che si sta sviluppando sotto i nostri occhi e a nostro detrimento, mi sconforta e mi preoccupa.

Come disse il poeta: sfortunato il popolo che ha bisogno di Erinni!”

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