Massimo Pizzoglio per il Simplicissimus

Trovo inquietante l’accanimento dei due estensori dell’articolo di Repubblica sulla rapina a Roma (nell’edizione cartacea, quella online è meglio) a sottolineare le nazionalità delle persone coinvolte.
Che rimarchino il fatto che la moglie sopravvissuta, non parlando bene l’italiano, abbia frainteso la richiesta dei rapinatori (uno che urla, indicando la borsetta e puntandoti la pistola in faccia, chissà cosa vorrà?).
Che il marito abbia urlato “forse nella sua lingua” subito prima di essere “fulmineamente” freddato (chissà cosa cambiava se avesse urlato in italiano accademico).
Che il testimone che ha subito chiamato il 112 e il 118 sia bengalese (e non si capisce se i cronisti pensino che abbia capito il grido in cinese e dovrebbero guardarsi un atlante, o si complimentassero per il fatto che, pur essendo bengalese, sia miracolosamente riuscito a telefonare, ben due volte).

Mi sfugge la ratio di queste sottolineature, salvo continuare a soffiare sul fuoco dell’intolleranza, forse per compiacere chi dirà “beh, erano solo cinesi”, forse solo per poter aggiungere un bel po’ di aggettivi a un fatto di cronaca, ahimè, tragicamente scarno: due morti per terra e una famiglia distrutta, indipendentemente dall’origine.

E, come già dissi dopo la strage di Firenze, il sangue sulla strada ha sempre lo stesso colore.