Che da un regime mediatico si stia entrando in un altro è stato chiaro ieri sera a Ballarò. Già sei erano avuti sulla stampa peana imbarazzanti, straordinarie conversioni a misure demonizzate sotto Berlusconi e ora invece esaltate, ma la spia di un nuovo conformismo informativo lo si è avuto ieri sera da Floris, con una chiarezza cristallina.

Si apre la trasmissione ed ecco, in mancanza di Crozza, una serie di cartelli che mostrano quanto dovranno pagare in più gli italiani l’anno prossimo. La scelta delle fasce di reddito è tale da nascondere in parte la regressività della manovra, ovvero il fatto che chi ha un reddito alto paga in proporzione di meno rispetto a chi gode di redditi minori. Ma pazienza , mica si può essere troppo cattivi con i salvatori, veri e soprattutto presunti, anche se questo certo non può sollevare l’umore di chi vorrebbe chiarezza.

Per fortuna la cartellonistica di emergenza ha lasciato il posto allo stacco pubblicitario in cui è stato mostrato cosa non compreremo per Natale. Al ritorno doveva cominciare la discussione, ma Floris ha riservato una sorpresa: per “completezza dell’informazione” il conduttore ha tirato fuori nuovi cartelli in cui erano mostrate  le cifre desolanti che riguardano la Grecia e ha esplicitamente detto che questo comunque serviva a capire dove si può andare a finire senza dolorosi provvedimenti.

Tutto perfetto se non fosse che la situazione della Grecia scritta e descritta con tanto allarme è precisamente quella che c’è dopo  le molte manovre draconiane imposte dall’Europa e che seguono la filosofia che regna anche a Roma. In questo modo un oggettivo elemento di preoccupazione per le ricette recessive che si stanno attuando, peraltro al centro di generalizzate e violente critiche nei confronti dell’opera della Ue, della Bce e della Merkel, si è trasformato in una specie di tappeto rosso sul quale far camminare i provvedimenti montiani.

Spero solo che Monti non abbia trovato il suo Fede, anche se il cinismo complessivo dell’ensemble governativo per ora spaccia speranza senza carità.