Per conoscenza al dott. segr. Bersani

 

Egregio dott, prof. rag. cav. com. sen. Monti,

le scrivo perché favorevolmente colpito dal suo apprezzamento per l’opera della dott. avv. Mariastella Gelmini e del dott. str. mo Sergio Marchionne e  dunque sicuro che Ella vorrà approfondire il contenuto di questa questa lettera  che oso e mi pregio di inviarle.

Da parecchi anni le mie vicende sanitarie hanno contemplato solo raffreddori, bronchitine e altri acciacchi minori per cui mi era rimasta completamente sconosciuta la realtà sanitaria di alcune regioni. Con una certa sorpresa ho appreso che anche in condizioni di una certa urgenza e gravità, gli esami di dosaggio ormonale e quelli per i marker antitumorali arrivano a costare – solo di ticket – 1200, 1300 euro. Si tratta di una cifra che molto spesso è superiore a un salario o a uno stipendio nella pubblica amministrazione costringendo chi si trova in questa situazione o a chiedere prestiti o a dare fondo a qualche misero risparmio oppure a rinunciare alle analisi.

Si tratta di persone che di certo non evadono le imposte, che hanno pagato per molti anni la tassa sulla salute e che, al contrario di molti privilegiati, non  hanno particolari assistenze mutualistiche né possono permettersi costose assicurazioni. Men che meno ora che dovranno sopportare il peso di un’iva resa più pesante, forse l’Ici sui loro bilocali della lontana periferia e probabilmente qualche notevole esborso per una pensione integrativa ai limiti della sopravvivenza.

Sono sicuro che si troverà sempre qualche demagogo qualunquista  che irresponsabilmente riterrà questa situazione ingiusta, spia di un male oscuro del Paese, che magari arriverà a dire che i debiti accumulati dal sistema sanitario non sono dovuti ai pazienti con il vizio di ammalarsi, ma alle incapacità e alle ruberie che il sistema politico- affaristico  ha imposto alla sanità.

Queste persone sono, come dice qualche acutissimo osservatore, professioniste della delusione le quali non capiscono e non vedono l’apporto in fatto di equità in questo passaggio dal carnevale berlusconiano alla quaresima del governo tecnico. Ella che da buon praticante cattolico, come la gran parte del governo,  sa come conciliare una profonda fede con i riti del denaro, non deve farsi distrarre da queste obiezioni. E men che meno da quelle dei laici intolleranti i quali pretenderebbero che anche la Chiesa titolare del più grande patrimonio immobiliare italiano e forse mondiale, pagasse le imposte come qualunque cittadino peccatore.

La invito invece a guardare con interesse ai ticket sanitari e alle grandi opportunità che essi nascondono: aumentando ancora i contributi, raddoppiandoli magari, sfasciando  la sanità pubblica che a lei, liberista, deve apparire come il fumo negli occhi, si potrà ottenere per via naturale un deciso abbassamento della spesa pensionistica. E dunque rassicurare i mercati, oltre che la beata signora Merkel dei sette dolori dalla quale oggi va in pellegrinaggio.

Sono convinto che Ella vorrà attentamente vagliare questa idea che certo è una piccola cosa al confronto della sua titanica battaglia per far sì che sui computer windows non fosse inserito in automatico anche il navigatore explorer. Dio non voglia che la Goldman Sachs, al tempo, non possedesse l’intero debito di Sun Microsystem , rivale di Microsoft in quella vicenda. Ma in ogni caso, per carità non parliamo di rospi da inghiottire.

Glielo dica lei prof. Monti: “Questo è il mercato, bellezza”. Non alla Merkel s’intende.