Anna Lombroso per il Simplicissimus

Dovevamo aspettarcelo: nell’esultante giubilo per il governo dei compassati, dei compunti, dei sobri, magari anche degli stitici, con tutte quelle minestrine, si è aggiunto un elemento non sorprendente e riconducibile alla Weltanschauung della “capa fresca” di genere. Natalia Aspesi estasiata si produce nella galleria di ritratti delle signore ministre, estemporanee come certe regine nordiche, severe e anche, diciamolo, poco femminili, mettendole a confronto impietoso con le soubrette del passato regime, come a dire meglio Nilde (che peraltro coltivava una inguaribile civetteria) della Petacci. O addirittura la bruttissima Noce, molto meglio di Carfagna.

A conferma che Catalano è un pensatore talmente visionario da non poter essere compreso in una società estremiste: sussiste evidentemente una silente censura che proibisce di dichiarare, perché no? che potrebbe essere meglio ancora che le donne affermate siano efficienti, competenti, oneste e anche belle e magari giovani.
Se Veltroni osa affermare non poi troppo spericolatamente che Monti ha avuto l’effetto di compattare il Pd, temo ora pronto per la discarica, possiamo supporre che le tre signore possano compattare le anime del senonoraquando.
In ambedue i casi non partecipo all’esultanza. Rimpiango la centralità della politica, scelte dettate dall’interesse generale e non dall’omonimo conflitto, la polis e non la banca.

Forse perché appartengo al partito dei disfattisti, nessuno mi convincerà che tre ministre ancorchè donne, ma appartenenti al cosmo dorato del privilegio, possiedano il codice giusto per affrontare i problemi “femminili” della nostra contemporaneità, che sono sociali, economici ancor prima che culturali o di genere. Si sono sospettosa se per esempio non inducono al ravvedimento operoso il loro Presidente, che per “aiutare” l’inclusione delle donne nel mondo del lavoro dichiara non di voler promuovere la crescita, indirizzando investimenti e sforzi nella difesa di diritti e conquiste del lavoro, sospendendo la riforma Gelmini, punitiva per le donne di domani meno competitive con quelle di altri paesi, oltre che per quelle di oggi che lavorano nel campo dell’istruzione, sostenendo lo stato sociale oggi sostituito dall’assistenza “domestica”. No, la sua proposta concreta, realistica, sobria e corretta come la sua flanella, è quella di introdurre sgravi fiscali per le lavoratrici, così possiamo stare tranquille che anche la Marcegaglia potrà godere di un regime di favore aggiuntivo e non sentirsi più sola.

Si, non mi basta la ministra dell’Interno che dice no all’8 marzo, bontà sua, perché “le donne sono superiori agli uomini”: democrazia e diritti non vogliono garanzie e primati, vogliono la tutela delle differenze nell’uguaglianza della cittadinanza e nell’equità di trattamento e garanzie. Sono arcaica e bacchettona e fermo restando il diritto alla difesa, mi inquieta un po’ che tutto quel patrimonio di genere, fatto di sensibilità e umanità che si vorrebbe appannaggio delle donne, non abbia persuaso la Ministra Severino che va bene essere bi-partisan ma non è che difendere l’Unione delle comunità ebraiche contro Priebke pareggia il conto con il patrocinio di una lunga sequela di prestigiosi briganti. Per non parlare della ministra Fornero che proprio oggi a proposito dell’annuncio della disdetta degli accordi sindacali alla Fiat, interpreta magistralmente quella discrezione che deve essere la cifra del governo, non pronunciandosi perché “ l’argomento richiede grande sensibilita’ e grande attenzione alle parole”: se lei ha paura delle parole io ne ho ancor più dei suoi fatti.

Sarà che in una perigliosa interazione di culture succede che ci si convinca che qualità di genere possano esimere dall’iniquità, dall’estremizzazione delle ambizioni, dalla passione per il denaro, così da far sperare che Merkel, Marcegaglia, le irriducibili del Pdl siano delle aberrazioni. Che essere donne e ricche risparmi dalla voracità o dall’avidità. Che un certo codice, se non un destino biologico, in questo caso benevolo e desiderabile, esenti “arrivate” e privilegiate dal voler proteggere comunque i beni e i traguardi raggiunti, a spese di chi non li potrà mai conseguire. Che l’essere madri conduca luminosamente e fisiologicamente ad avere a cuore anche il futuro che chi non è figlio.

Determinismo e conformismo si intrecciano nell’ammirata attesa messianica dell’agire “tecnico” delle signore al governo: non hanno nel loro passato calendari o imbarazzanti commerci carnali. Rifuggono dal bisturi. Vantano prestigiosi curricula e carriere folgoranti. Sono toste e implacabili. Scelte perché quando i tempi si fanno duri, servono uomini duri. E dire che mai come ora servirebbero uomini umani.