Noioso, scontato, grigio. E dunque visto da un pubblico record e omaggiato subito dopo da Vespa che certo non poteva farsi sfuggire un aperto omaggio alla banalità e all’immobilismo televisivo del Paese. Ve lo confesso ieri ho resistito un’ ora buona tra lo zapping vario, davanti a Fiorello, animatore del villaggio Italia.

E come in un flash back ho visto scorrere gli omaggi ai potenti della Tv, le citazioni di Canzonissima, gli scialbi tentativi di satira in fondo ossequiosa, persino un tal Luca Sardella portato direttamente da Inteflora e la brunetta dei Ricchi e Poveri e financo l’ex madame Montezemolo che era zia trent’anni fa, figuriamoci ora:  togliendo i colori era proprio qualcosa che apparteneva all’era democristiana. Qualcosa di rassicurante per un Paese intimorito e smarrito, una placenta, una ninna nanna che canta: nulla in fondo è cambiato, dormi bel popolino.

Strana cosa questo riaffiorare dei giacimenti culturali di trenta o quarant’anni fa, in coincidenza quasi perfetta con l’esaurirsi del tempo dell’eccesso spettacolare e il ritorno enfatico alla sobrietà. Ma non per qualcosa di nuovo, per una sorta di ritorno al passato. E peccato non ci sia più Alberto Lupo a duettare con Mina  “caramelle non ne voglio più”: ma allora, si sa ,eravamo rivoluzionari. Oggi mettiamo Fiorello nei nostri cannoni.