Anna Lombroso per il Simplicissimus

Trasferimento delle società ai figli, testamento e legittima, defiscalizzazione delle scritture contabili, concordato fiscale. Tra sussurri e anticipazioni, smentite e rettifiche i dodici condoni entrano e escono dalla bozza del decreto Sviluppo come i guitti dalla scena di una comica. Ma stavolta non si ride soltanto: le sanatorie sono un piatto goloso per tanti. Non è la prima volta che una legge ad personam può accontentare una moltitudine. E Berlusconi ha un geniaccio nell’estrarre il peggio che c’è in noi. Perché mi ègià capitato già di dirlo, lui è un fenomeno antropologico, è la faccia prestata a un tipo umano, l’italiano medio – e mediaset – che è cresciuto e si è moltiplicato negli anni della transizione tra le due Repubbliche dentro a quel processo di decostruzione sociale dell’Italia democratica e industriale, borghese e operaia, cattolica e comunista e di trasformazione da produttori e cittadini a consumatori e teleutenti.

Non so se clientelismo, inclinazione all’affiliazione e alla fedeltà cieca, corruzione appartengano al codice genetico nazionale. È plausibile che nel clima esasperato del neoliberismo economico, con il primato della flessibilità e della precarietà, con i diritti delle nuove generazioni più incerti e le conquista del lavoro più labili, il sistema dei rapporti sociali e politici clientelari si sia reinventato con una terribile potenza innalzando i livelli di tolleranza della corruzione e dell’illegalità.

Se permane l’aspettativa diffusa, la convinzione generalizzata che per ottenere un appalto, una licenza, che per addomesticare un controllo o per sveltire un iter o rabbonire un amministratore pubblico occorra un “gancio” o un “amico” o un referente e una tangente da pagare, una mancia da elargire, allora quella che poteva essere un’eccezione diventa una regola di comportamento, un modello reale di orientamento che indirizza le decisioni di tutti.

E infatti è diventato un appuntamento tradizionale l’annuale relazione della corte dei conti che nel ritratto del Paese riserva sempre una stima di quanto la diffusione di corruzione gravi sulle tasche dei cittadini. Ma la corruzione ha altri tipi di costo, impossibili da calcolare e quantificare in termini economici, quelli morali, politici e sociali. Il persistere di aree di opacità nell’esercizio del potere pubblico, e dunque di incontrollabilità e di arbitrio, rappresentano uno tra i più gravi insuccessi, tra i fallimenti più insidiosi della democrazia. Ma una volta corruzione, concussione, malversazione, peculato erano alcune tra le forme che assumeva il potere che si rende invisibile, attività illegali, che per definizione erano tenute nascoste, nei loro moventi e per quanto possibile anche nei loro contenuti.

Oggi invece il regime ha dato alle sue aberrazioni come ai suoi vizi visibilità, perentorietà, forza persuasiva formidabili, come naturali esiti della personalizzazione dell’attività di governo e della privatizzazione dell’interesse generale, da imitare per essere moderni, furbi, dinamici, “globali”.
La corruzione diventa un format da replicare, le leggi ad personam strumenti desiderabili da utilizzare diffusamente perché l’indulgenza nei confronti dei potenti significa tolleranza per noi, per l’irrisione delle regole, per la trasgressione delle leggi.

Non so se davvero Berlusconi stia “gettando la spugna”, so che lascia un’eredità, iniqua ma pingue alla sua prole, e un lascito orrendo e gravoso a tutti noi, quello della illegalitá sistemica, composta e ridimensionata ad arte come questione morale, quella vasta e organica trama di governo sotterraneo degli affari, delle amicizie, dei privilegi; una trama che ha la natura di una politica dell’anti-Stato, quel progetto volto a cambiare il carattere del potere pubblico e delle relazioni tra Stato e cittadini. Nel quale la libertà è licenza, le regole sono ostacoli, le leggi sono fastidi da aggirare, i cittadini sono teleutenti, i loro diritti sono franchigie condizionabili, i loro voti sono cambiali in bianco.
C’è un tredicesimo condono del quale non dobbiamo approfittare, quello che “perdona” le elusioni e le evasioni di questo regime