Il dittatore libico a Tripoli con l'interprete, la gheddafina Clio Evans e Alessandro Londero, titolare della hostessweb

Il destino di Gheddafi da tragico volge in farsa, grazie al tocco magico di Silvio che tutto volge in clownerie. Paris Match pubblica per primo una lettera che il colonnello avrebbe scritto a Berlusconi più o meno nella prima metà di agosto e sarebbe stata consegnata ad amici italiani presenti a Tripoli. Come mai la missiva, così diversa dalle cose che il colonnello diceva coram mundo, sia saltata fuori solo adesso è un mistero. Come mai appare in Francia e non Italia? Un mistero buffo, anzi buffone. Ma leggendola e conoscendo un minimo lo sile gheddafiano e arabo in genere si può tranquillamente sospettare che sia un falso.

Caro Silvio,  invio questa lettera attraverso i tuoi connazionali, che sono venuti in Libia per sostenerci in un momento difficile per il popolo della Grande Jamahiriya.  Sono rimasto sorpreso per l’atteggiamento di un amico con cui ho concluso un trattato di amicizia favorevole ai nostri due popoli. Avrei sperato che da parte tua ti interessassi almeno ai fatti e che tentassi una mediazione prima di dare il tuo sostegno a questa guerra. Non ti biasimo per cio’ di cui non sei responsabile perché so bene che non eri favorevole a quest’azione nefasta, che non fa onore a te e al popolo italiano. Ma credo che tu abbia ancora la possibilita’ di fare marcia indietro e di far prevalere l’interesse dei nostri popoli. Ferma questi bombardamenti che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri figli. Parla con i tuoi amici e con i vostri alleati per fermare questa aggressione contro il mio Paese. Spero che Dio Onnipotente ti guiderà sul cammino della giustizia.

Non credo che Gheddafi avrebbbe impostato le cose in  modo così ingenuo, tanto più che proprio in quei giorni era in trattative con Sarkozy. Infatti la lettera giunge, come dire, a babbo morto, quando non può essere smentita dal sedicente autore. Ma basta vedere chi sono i latori della missiva che si profila come un’assoluzione di Silvio, per capire che gatta ci cova. Infatti questi non sono altri che Alessandro Londero, titolare di Hostessweb, l’agenzia di escortaggio e casting che fornì le famose gheddafine di Roma e sua moglie, tale Yvonne Di Vito, reponsabile delle “risorse umane” della medesima agenzia.

Yvonne Di Vito

I due dopo l’exploit delle cinquecento ragazze del Corano, hanno alacremente lavorato in Libia, dove con tutta evidenza c’era fame di congressi e di hostess oltre che di letture pie ed edificanti, tanto da aprire una filiale anche a Tripoli. Poi, non  appena scoppiata la guerra, hanno varato il sito Lybianfriends.com in appoggio al colonnello. E fin qui. Ma andando a vedere i collegamenti si scopre tutta una rete di siti di destra di simpatie fasciste, persino di negazionisti e quando va bene putiniani come Russia Today che testimoniano della stretta e sfacciata  parentela tra affari e ideologie di destra, dentro quella sintesi che è il berlusconismo.

La signora Di Vito che inalbera un titolo di dottoressa come uscito da certe commedie all’italiana degli anni ’70, si è spesa in interviste stravaganti e poco credibili sul suo viaggio in Libia tra fine luglio e primi di agosto assieme ad altre due gheddaffine Clio Evans e Rea Beko, arrivando a dire che  la Libia era la Svizzera dell’Africa. Ma naturalmente anche tutto questo è servito agli affari della Hostessweb allargando il giro dell’agenzia e delle sue “risorse umane”.

Credo proprio che il colonnello Gheddafi non potesse nemmeno immaginare in che mani si era messo e come la sua memoria rischi di essere trascinata in vicende di sapore lavitoliano. E qualunque cosa se ne pensi, questo di certo non lo merita. Come non merita l’Italia di essere trascinata nello squallore.