Ognuno è il topo di un altro

Le elezioni svizzere hanno portato un po’ d’aria fresca nel paese delle banche: la destra populista e antimmigrazione dell’Udc che da vent’anni ha maggioranza è calata di tre punti, lasciando spazio a formazioni di centro più ragionevoli. L’unico luogo in cui questa flessione non si è avuta è proprio il Canton Ticino, dove in campagna elettorale  i frontalieri italiani e in generale gli immigrati dalla penisola  sono stati rappresentati come topi pronti a mangiare il formaggio svizzero.

Oddio l’emmenthal mi piace, ma quanto a formaggi non c’è paragone e se fosse per quello i topi rimarrebbero in Italia. E forse rimarrebbero in Italia comunque se le banche della Confederazione non scoppiassero del nero italiano. Ma a parte questo mi voglio immedesimare nel frontaliero e leghista varesotto che vede topi romani, meridionali, africani dappertutto, ma che dieci metri più in là, valicata frontiera, diventa lui stesso topo.

Mi chiedo come possa sopportare questa trasformazione senza porsi qualche domanda. Ma sarebbe impossibile: i topi non si fanno domande sulla loro essenza topesca e i leghisti si guardano bene dal chiedersi cosa voglia dire essere umani.

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