La riforma tributaria e assistenziale, cuore della manovra triennale che dovrebbe mettere a posto i conti e salvarci da un destino greco, è un bluff. Non è soltanto iniqua e volta a recuperare soldi dai ceti deboli, perversamente attenta alla distruzione del welfare, tesa a minare la progressività del reddito, ma è anche praticamente aria fritta perché molte delle voci che dovrebbero permettere il recupero di 40 miliardi da qui al 2014, sono soltanto frutto di ipotesi non verificabili, visto che non c’è traccia di provvedimenti concreti. Presenta problemi di costituzionalità, di integrazione con quella caricatura di federalismo voluta dalla lega, di incoerenza tra le parti tese a ridurre la tassazione e quelle volte ad aumentare il gettito. Insomma un disastro ancor più allarmante se si tiene conto che la cifra pur importante da recuperare è ormai ampiamente insufficiente a coprire i buchi che si sono aperti con l’aumento dei rendimenti dei titoli di stato

A dirlo non è il sottoscritto, ma la Corte dei conti nel materiale preparato per l’audizione presso la Commissione Finanze della Camera. Ricco di tabelle e di grafici il documento, pur nel linguaggio aulico  delle istituzioni, è in sostanza un pamphlet che fa a pezzi la manovra e la riduce a un vacuo e ingannevole esercizio, basato su presupposti vecchi, evasivo, contraddittorio, inconcludente e peraltro recessivo, qualora dovesse realmente essere attuato.   Insomma un tipico prodotto del berlusconismo che cerca di buttare fumo negli occhi agli italiani, all’Europa e ai mercati. Per chi abbia voglia di leggere la ventina di pagina molto agevoli, ecco il documento: Documento Corte dei conti