Sono settimane, anzi mesi che s’invoca una scossa. Una maggioranza terrorizzata dalla sua stessa nullità, non sa come uscire dalle sabbie mobili in cui sta affondando assieme al Cavaliere.  Il quale non vuole fare passi indietro, ma non può neanche fare passi avanti, fisso come una statua di sale e silicone, una pura immagine, un’icona che fa riferimento solo a se stesso.

Cosa dire e cosa fare? Sono momenti drammatici e la scossa del tutto impossibile sul piano delle idee e dei programmi potrebbe annidarsi in qualche cuore di tenebra del potere. Quel morto evocato da Di Pietro, ma anche da Maroni  potrebbe sembrare l’ancora di salvezza a qualcuno che sta nel’ombra, soprattutto adesso che c’è un governo sfiduciato di fatto sul bilancio e che non sa davvero che pesci pigliare per rimanere. E fra qualche giorno, sabato, c’è la manifestazione dei cittadini a Roma.

Già dalla scorsa settimana si sta calcando la mano con la paura: i negozianti vengono invitati a chiudere le serrande. E mentre il questore cerca di mettere in piedi una sorta di servizio d’ordine condiviso che eviti la possibilità di scontri con qualche gruppo più esasperato, il Viminale nella persona del tastierista Maroni, in alleanza non esplicita ma sostanziale col fallimentare sindaco Alemanno, sta invece premendo sulla linea dura.

E non c’è dubbio che anche questi due siano personalmente interessati a una “scossa” che possa far dimenticare i loro clamorosi errori e magari pure rilanciarli come uomini d’ordine. Ma alzare la tensione fino all’impossibile potrebbe far comodo a molti, rinsaldare le file ormai di una destra ormai rassegnata al si salvi chi può. Non voglio far l’uccello del malaugurio, né parlare di profezie autoavverantesi, ma una tragedia potrebbe essere vista come una disperata via d’uscita da qualcuno che ha troppo da perdere e troppo pelo sullo stomaco: l’Italia ha una lunga tradizione in questo senso.

Del resto, come probabilmente ci stiamo accorgendo giorno dopo giorno, non stiamo uscendo soltanto da una stagione, ma da un dramma.