Anna Lombroso per il Simplicissimus

Succede che qualcuno preferisca l’autopsia all’autocritica anche perché il soggetto su cui lavora lavora è morto e non reagisce con un solenne meritato ceffone al primo colpo di bisturi.
In questo caso non è il primo, l’onorevole Veltroni alle missioni e al buon esempio preferisce i cattivi consigli e ne è prodigo in un’intervista rilasciata ieri e pubblicata ma che potrebbe essere datata in un qualsiasi giorno dal 1994 in poi. Infatti esprime raccomandazione e giudizi suscitati dall’osservazione del fenomeno Berlusconi che qualsiasi persona di buon senso aveva già maturato allora. Ma sarebbe davvero inappropriato aspettarselo da un uomo politico che, tanto per far un esempio a caso, ha scelto deliberatamente di svolgere una campagna elettorale senza mai pronunciare il nome del candidato premier non si sa se come rito apotropaico. Ma allora sono meglio i Maya, per sottovalutazione, ma allora avrebbe dovuto cambiare mestiere, oppure per sopravvalutazione di sé, e peggio mi sento.
‘’E’ come chiedere alla tigre di diventare vegetariana, tuttavia sento il dovere, perche’ sono stato il suo avversario alle ultime elezioni, di rivolgergli un appello perche’ faccia un gesto che aiuti il Paese a ritrovare serenita’ e futuro. Se Berlusconi decidesse di fare un passo indietro, senza contropartita, compirebbe un atto di intelligenza politica e di rispetto nei confronti degli italiani”.

Brillantemente dunque l’ex segretario del Pd Walter Veltroni, nella sua odierna lunga intervista al Corriere della Sera auspica ”un governo guidato da una persona rispettata, come fu Ciampi” ( ndr, proprio lui guarda caso che permise a Berlusconi in barba alla Costituzione di autocandidarsi premier). Il presidente del Consiglio, dice Veltroni, deve capire che non si puo’ governare basandosi su una maggioranza divisa, odiando il proprio ministro dell’Economia, avendo come principale partner un uomo che invita alla secessione e sputa sul tricolore. Che non si puo’ governare contro gli Stati Uniti, contro la Chiesa, contro tutti i capi di governo europei che non intendono anche solo farsi fotografare con lui, contro tutta la stampa mondiale, contro la Confindustria e i sindacati”.

Accidenti mi sono detta leggendolo, questa intervista potrebbe far crescere i consensi del capo del governo. Perfino io di questi tempi provo una certa attrazione per qualcuno che è in aperto dissenso con la chiesa, la Confindustria, la “culona”anche se per altri motivi, il ministro dell’Economia, Bonanni e gli Stati Uniti casa madre della finanziarizzazione.

Ma mi sono subito ripresa perché l’ex segretario nonché fondatore del Pd, chiamato a Roma er cocacola pur non sapendo l’inglese, ha omesso che magari Berlusconi dovrebbe cadere nel fango e andar per meritatamente in galera non tanto per carenza di consenso interno e internazionale, ma perché ha inalzato col suo esempio e la sua politica il livello di illegalità nel paese, ha favorito il primato dell’interesse privato su quello generale, ha condotto una politica estera finalizzata allo stesso obiettivo stringendo alleanze riprovevoli con tiranni e dittatori sanguinari, ha trascinato il paese nel precipizio, ha promosso leggi e misure anticostituzionali xenofobe e razziste, irride di libertà e diritti, favorisce iniquità, lesione delle conquiste del lavoro, e ormai esplicitamente sta mettendo le basi, con quell’approccio, pasticcione si ma non abbastanza, che lo contraddistingue, di un golpe.

Ma certo per qualcuno cresciuto nel tv-polio il calo di audience mondiale e l’impopolarità suonano come una colpa peggiore. E in fondo tutti e due detestano i comunisti, anzi sono ormai i soli con Buttiglione a vederli come una minaccia concreta. Molti sospettano e anche io che abbiano ambedue una certa simpatia per le edificazioni delle periferie e anche di qualche centro. A tutti e due mi sento di imputare una predilezione per il movimento per il movimento, per il potere per il potere, per lo spettacolo per lo spettacolo nella convinzione squallida di una post- modernità che fa leva sull’apparenza, sul perbenismo conformista, su una immagine di sé costruita sui film di Capra oltre che di Pierino e Boldi. Non self- made men ma self-made bastard per dirla con Burt Lancaster, a proposito del trattamento riservato dagli yankee ai messicani. E diciamo che Veltroni è stato uno yankee efficiente coi suoi messicani, lacerando quella rete di mediazione tra la città garantita e i suoi marginali, incrementando il fossato sempre più profondo tra romani e rom.

”Il centrodestra italiano si trova di fronte a una scelta netta: avere il coraggio di un colpo di reni che superando Berlusconi costruisca una nuova stagione; oppure suonare l’orchestrina sulla tolda del Titanic”, dice Veltroni. Che ne ha fatte suonare di orchestrine a coprire il ruggito del malessere che saliva da un popolo, si un popolo della sinistra deluso confuso che chiedeva opposizione, critica, buona esemplare amministrazione, accoglienza, anche a rischio di impopolarità. Che voleva una prima visione del futuro e non il trailer di un sogno trasformatosi in un incubo.