Lo stracotto alla Milanese

Bossi ha salvato Milanese, l’amico del ministro Tremonti e detentore di chissà quale altra miniera di fango. Proprio il Bossi che esponeva i cappi e che straparlava assieme ai suoi di fucili, di immigrati da mitragliare, di prigione a vita. Si, lo stesso Bossi che aveva posto settembre come limite ultimo per le operazioni in Libia e che ora tace dopo che la Nato ha prorogato di altri tre mesi la missione.

Certo chiedere coerenza e onestà alla Lega sarebbe lo stesso che pretendere di ascoltare cose intelligenti dal Trota. Ma francamente questi contorcimenti anguilleschi per cercare di nascondere all’elettorato la totale cattività al berlusconismo, ha qualcosa di così plateale e malato che sconcerta.

A volte succede che un squalo invecchiato e morente, non essendo più in grado di afferrare prede vigorose e di contendere un qualche  bottino ad altri pescecani, mangi per disperazione qualche pesce pilota che gli sta attorno. E così Silvio si sta mangiando la Lega e il suo capo pur di sopravvivere ancora un po’. Bossi che aveva detto “in galera!” quando si trattava di Papa, adesso dice che non vuol vedere gente in manette. Aspetto il momento in cui qualche leghista per giustificare   le continue contraddizioni dica che è ormai stracotto. Che è vero, la bugia consiste nel presentarla come una novità.

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