Camila Vallejo leader degli studenti in Cile

Sta per ricominciare la scuola e già questa affermazione può sembrare azzardata perché in realtà sta cominciando un nuovo anno di agonia in  un’Italia troppo presa dal drammatico presente per pensare al futuro in modo collettivo, troppo stretta nella morsa ideologico affaristica della privatizzazione dell’ istruzione, troppo avvilita dalla destra che non concepisce la cultura se non come companatico dell’arricchimento, troppo poco difesa da chi ancora crede nella scuola pubblica.

Sì, ricomincia un altro anno tra rotoli di carta igienica surrogati dai genitori e mercatini di libri, riaprono persino le università. Ma dove sono gli studenti? Quelli che meno di un anno fa protestavano contro la Gelmini? In quale opaco destino italiano sono stati risucchiati dopo aver suscitato la speranza di fermare il governo nella sua assurda volontà di risparmiare sulla scuola, cavallo di troia della sua privatizzazione e di fermarlo in nuovo gigantesco passo in avanti nella disuguaglianza? Dopo fatto pensare che la loro protesta potesse aggregare anche quella sociale che corre sottopelle nel Paese, gli studenti sembrano essere assenti, come se stesso bigiando.

Lo dico perché proprio nei giorni scorsi una gigantesca manifestazione di studenti e operai a Santiago del Cile, ha messo nell’angolo il governo di destra, i cui criteri, suggeriti dal liberismo, sono gli stessi di quelli  impostati in Italia. Quattro cortei hanno invaso le strade della capitale con alla testa sindacalisti e Camila Vallejo, la ragazza  leader del movimento studentesco cileno che sta diventando un mito nel Sudamerica. E’ stata eletta dal Colectivo Estudiantes de Izquierda, proprio nel novembre scorso quando c’erano le manifestazioni a Roma. Oggi, nella notte italiana, lei sarà alla Casa Rosada a discutere e a trattare. A Roma invece non c’è nulla, salvo l’incontro fra due anziani spacciatori di stupefacenti politici tagliati col denaro di cui uno che ormai cade dal letto.

Dopo mesi di proteste e di manifestazioni il governo, in grave calo di consenso, ha dovuto accettare il dialogo sui 12 punti in cui si articolano le richieste degli studenti. Ed è qui, più che nella determinazione a restare in piazza, che si scorge la differenza. Al contrario degli studenti italiani che protestavano contro la cosiddetta riforma Gelmini, quelli cileni si battono per un rinnovamento generale dell’istruzione, si sono dotati di un programma che è allo stesso tempo concreto e ambizioso, tale da attirare la simpatia e l’appoggio della popolazione.

E infatti la presentazione dei 12 punti, ha comportato la quasi immediata perdita di 12 punti nei sondaggi del presidente Pinero. Un raro equilibrio dei destini. Alcune delle richieste hanno una forza che da noi è sconosciuta perché fanno piazza pulita delle introiezioni capitaliste e dei dubbi nei quali vivono i partiti di sinistra europei e al massimo grado quelli italiani.

Al punto primo c’è l’educazione garantita costituzionalmente come diritto sociale, al terzo la eliminazione delle banche private nel finanziamento del sistema di istruzione, al quarto la cancellazione del lucro eventuale da tutti i livelli della scuola e al nono la creazione di carriere di docenza di maggiore stabilità e attività nel campo della ricerca, attraverso un miglioramento delle condizioni economiche. In pratica si tratta di fare piazza pulita della scuola voluta da Pinochet e dall’Fmi, mai messa in discussione in questi anni e anzi ribadita dalle destre tornare al potere. Quella stessa che l’Fmi e Berlusconi vogliono in Italia.

Come si può vedere le idee chiare e forti sono tutt’altro che un motivo di sconfitta, anzi sono proprio quelle che trascinano, mentre le richieste meno ambiziose, quelle che apparentemente avrebbero più possibilità di essere discusse e sulle quali si potrebbe strappare qualche concessione, sono quelle che finiscono per demotivare e per rendere debole la battaglia. Non si può davvero combattere senza un sogno.

E questa credo che sia una buona lezione non solo per gli studenti italiani, ma per quelli che hanno lasciato le aule da decenni, sparsi in ogni settore, la cui saggezza ammansita, vieta di chiedere la pagnotta per consigliare di accontentarsi delle briciole.