Questa  la devo proprio raccontare perché dà il segno del baratro intellettuale e cognitivo nel quale stiamo cadendo. Leggo su Repubblica un titolo agghiacciante “Inno nazista alla premiazione: gaffe ai mondiali di canoa” con tanto di video da quale però sento sempre il vecchio Deutschland über alles.

E allora cosa è successo? Semplicemente che nei giornali nessuno più cura l’accertamento delle cose più banali e si vive di approssimazioni e di leggende metropolitane. La colpa della regia ungherese è solo quella di aver mandato l’inno integrale e non solo con l’ultima strofa, come d’uso dopo la guerra.

Ma non c’entra assolutamente nulla col nazismo. L’inno, nato come canzone di sapore romantico popolare, fu scritto da uno studioso di letteratura, Heinrich Hoffmann von Fallersleben, nel 1841 in appoggio ai moti che si sviluppavano per l’unità della nazione, allora ancor più frazionata dell’Italia in piccoli stati. E fu “appoggiata ” a una melodia di Haydn. Da queste circostanze nasce la “Germania sopra ogni cosa.”, cioè come primo pensiero.

In realtà la canzone divenne l’inno ufficiale della Germania solo nel 1922 con la Repubblica socialdemocratica di Weimar, previa ‘abolizione della prima strofa che faceva riferimento a confini più ampi:

Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt,
wenn es nur zum Schutz und Trutze brüderlich zusammenhält.
Von der Maas* bis an die Memel*,
von der Etsch* bis an den Belt*:
Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt.

Nei due versi in corsivo c’è la ragione dell’eminazione come è più chiaro dalla traduzione:
Germania, Germania, al di sopra di ogni cosa
di ogni cosa nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa  fino a Memel
dall’Adige fino al Belt:
Germania, Germania, al di sopra di ogni cosa,
di ogni cosa nel mondo.

E ora viene il bello della storia: le altre due strofe giustificano invece il fatto che l’inno non piacesse nella Germania del Kaiser e ancor meno a Hitler che mantenne solo la prima strofa ad indicare le rivendicazioni linguistico territoriali.

La seconda strofa  è decisamente romaticheggiante, anzi un po’ melensa e di certo non piaceva ai signori della guerra:

Deutsche Frauen, deutsche Treue,
deutscher Wein und deutscher Sang
sollen in der Welt behalten
ihren alten guten Klang.
Uns zu edler Tat begeistern
unser ganzes Leben lang
Deutsche Frauen, deutsche Treue,
deutscher Wein und deutscher Sang.

Che vuol dire:
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
devono mantenere nel mondo
la loro vecchia, buona fama.
Che ci ispirino a gesta nobili
per tutta la nostra vita
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco.

E fin qui nulla di notevole, ma è la terza strofa quella che attualmente si canta e che stata invece un bel problema politico fin dal 1841:

Einigkeit und Recht und Freiheit
für das deutsche Vaterland!
Danach laßt uns alle streben,
brüderlich mit Herz und Hand!
Einigkeit und Recht und Freiheit
sind des Glückes Unterpfand.
Blüh‘ im Glanze dieses Glückes,
blühe deutsches Vaterland.

La traduzione non lascerà dubbi sul fatto che davvero è l’inno più antinazista che si possa immaginare e che infatti non fu mai inno ufficiale se non nei pochi anni della repubblica di Weimar e dopo la sconfitta di Hitler

Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
Lavoriamo tutti per questa meta,
col cuore e con l’azione fraterna!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nello splendore di questa felicità,
fiorisci, patria tedesca!