Anna Lombroso per il Simplicissimus
Spesso si va a ravanare dietro, a frugare in cerca di spiegazioni e moventi.. Sembra impossibile che la verità sia piatta, semplice, preferendo profonde pratiche anatomopatologhe al deciso rasoio di occam.
Cercavo una ragione in nome della quale una licenziata eccellente – “concorde” col padrone e dunque super liquidata oltre che prontamente tornata alla molto rimpianta casa madre, quel giornale partito del quale la testata fondata da Gramsci ha finito per fare da stampa fiancheggiatrice – si fosse convinta a dedicare un moraleggiante assolutorio benpensante e infine squallido ritrattino a un antieroe col culo al caldo a differenza della maggior parte degli italiani, un personaggio poco edificante perfino nel male, maledetto si, ma benedetto da un lauto stipendio garantito e anche dalle indulgenze di regime.
A volte gli atteggiamenti salvifici e pacificatori servono a rassicurare sulla casta: sono uomini anche loro con vizi e difetti. O a far insorgere contro la casta: all’ombra del potere manomettono valori e etica. A indurre qualunquismo: sono tutti uguali destra o sinistra. Il risultato è lo stesso, provocare disaffezione incredula e disamore per la partecipazione, per la coesione sociale e in sostanza per la democrazia. Un’operazione di prepotente squallore, per nulla sorprendente in quel segmento di cricca, i giornalisti brillanti anticasta dei partiti ma pro “la loro”, che in pieno delirio di onnipotenza si vogliono sostituire alla politica e anche all’opinione pubblica.
Il fatto è che glielo abbiamo lasciato fare: infatti passeggiando nei social network si leggono commenti delicati su questa iniziativa benefica: la redenzione compassionevole del peccatore e, peggio mi sento, di solidarietà per il padre vendicatore giustiziere della notte de noantri che ha massacrato a martellate e coltellate il molestatore recidivo della figlia.
Anche le spiegazioni ci sono: una classe di governo che ha fatto della trasgressione a leggi e regole il suo modo di esercitare il potere ha talmente elevato i livelli di tolleranza dell’illegalità da far circolare nell’opinione pubblica principi di arbitrarietà e discrezionalità aberranti.
Ma invece la spiegazione non sarà molto più semplice? Non sarà che, per ricorrere a una vasta letteratura da Cipolla a Fruttero e Lucentini, in questo Paese vige una inquietante prevalenza dei cretini? Non sarà semplicemente che l’ex direttrice è solo una sciocchina ambiziosa e recidiva? Che il peccatore è solo un imbecille viziato e immaturo, incuriosito da vizietti privati che hanno sconfinato nel pubblico? Che molti indignati sono solo velleitari scemi e guardoni, incantati dall’osservazione di ribellismi più concreti della loro collera davanti al Pc? E non sarà un cretino fortunato e astuto anche il premier, ben accompagnato dal suo governo? E non saranno semplicemente imbecilli quelli che l’hanno votato pensando che col tocco elettorale diventavano fortunati e ricchi anche loro?
È risaputo che la stupidità è un nemico ben più pericoloso dalla malvagità. Contro il male è possibile protestare, in caso di necessità opporsi con la forza, ma contro la stupidità non abbiamo difese. Anche perché lo stupido è soddisfatto di sé e è forte perché è in vasta compagnia e rafforzato dalla cultura dei cretini fatta di slogan, motti, convinzioni esili ma prepotenti, capace di esercitare qualsiasi tipo di crudeltà essendo al tempo stesso incapace di riconoscerla. Può quindi giustificare l’immoralità pensando di effettuare un’azione morale. E un paese molto popolato da cretini può farsi persuaso che l’interesse personale di uno diventi l’interesse generale.
Ecco io non voglio che in virtù di alcuni cretini si pensi che questo sia un Paese imbecille catturato dal binomio consumo-consenso. Voglio che siamo meno stupidi, che non compriamo più illusioni diventate patacche e sogni diventati incubi. La verità rivelata è che non siamo più cretini se mandiamo a casa quelli che ci hanno fatti diventare così.