Borghezio ne sarebbe entusiasta, Breivik si morde le mani per non averci pensato. Ma l’integralismo cattolico fa progressi sorprendenti che farebbero vergognare un vescovo del medioevo: proprio stamattina ho letto un pezzo in un blog intitolato Pontifex che rivendica le nozze in abito bianco solo per le spose vergini, cosa da accertare attraverso una visita da un ginecologo Cattolico, scritto proprio con la maiuscola. e insomma solo andando in bianco prima del matrimonio si può andare in bianco alle nozze.

Leggendo questo fondamentale intervento si capisce benissimo che l’autore ha un po’ di problemi, frequenta gente orrenda che ai matrimoni canta canzonacce su come trombare la sposa e ci si sofferma pure per parecchie righe, ha cognizioni storiche grossolane, non riesce ad uscire dalle sue ossessioni. Che non sono un segno di fede, ma solo di una ottusità dello spirito. Sarebbe interessante chiedere a questo signore o signorino perché solo la sposa dovrebbe dare esplicito segnale della propria verginità e lo sposo no. Ma di certo questo non se lo sarà chiesto: una caratteristica degli integralisti è che di domande non se ne fanno mai, hanno solo risposte, come quei computer che riescono ad ingannare l’interlocutore e a fargli credere di essere persone vere e non un software. Un software sviluppato dal pontificio istituto per i giochi di ruolo, in questo caso.

Però se si può ridere della stupidità del tema, in questa cosa dell’abito bianco per le vergini, si può vedere all’opera la mentalità che cuce la sua velenosa organza di paure e di appartenenze: in un attimo si può andare dalla difesa estremistica di una tradizione al rifiuto terminale dell’altro e di qualsiasi cultura diversa. Diversa magari nemmeno nella sostanza, ma nella sua ritualità.

E’ il modo inconsulto con cui le società dell’abbondanza, almeno fino a ieri, si difendono dalla paura di un declino che esse stesse hanno provocato, rinunciando ai principi che erano stati all’origine delle loro successo. Principi che esse non sanno più riconoscere nei loro tratti sostanziali.  Insomma, anche se può sembrare grottesco il passo tra la visita ginecologica obbligatoria per vestirsi in bianco al matrimonio non è distantissimo dalla xenofobia e dal razzismo, da quella chiusura plumbea che si affaccia in Europa con suoi spettri.

E allora abbiamo le leggi di Maroni sull’immigrazione, le imprese di Oslo, il tea party e perché no anche la xenofobia virginal sartoriale. Tutte cose drammaticamente o stupidamente fuori dalla realtà e che tuttavia aspirano ad imporsi come uno scenario che la copra. Gli incubi del declino che fatalmente contribuiranno ad accelerarlo e che trapelano persino tra i fiori d’arancio come fossero piccoli fiori del male.