il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ci ha fatto sapere oggi, con grande risalto che lei avrebbe intenzione di assassinarlo. Conoscendo l’amore che Berlusconi porta alla verità potremmo forse escluderlo e considerare questa dichiarazione come un tentativo, l’ennesimo,  di presentarsi come una vittima e non come svagato carnefice di un Paese.

Però possiamo anche comprendere che un sentimento di vendetta finisca col prendere la mano. Abbiamo assistito tutti al baciamo che le fece il Cavaliere, alla tenda piazzata al centro di Roma, allo spettacolo equestre in suo onore, all’ammissione di colpa per l’antica impresa coloniale e tutti sappiamo dei cinque miliardi concessi al Suo regime, delle parole intercorse per aumentare lo spazio della tv privata di Berlusconi in nordafricana e delle torture inflitte ai clandestini senza che le venisse mai meno l’appoggio e la simpatia del governo italiano. La guerra dopo tutte queste dimostrazioni di amicizia e quasi di reverenza, è un tradimento, come non comprenderlo.

E tuttavia, signor Presidente la scongiuriamo di recedere dai suoi propositi, qualora effettivamente vi fossero e non solo in nome della civiltà che capiamo per Lei possa essere res nullius, ma proprio in nome della vendetta. Un attentato, riuscito o fallito che sia, darebbe a Berlusconi una sorta di riscatto dal ridicolo in cui è caduto in tutto il mondo e raddoppierebbe gli sforzi dell’alleanza per far cadere il Suo regime.

E poi pensi con positivo spirito di vendetta al declino cui l’Italia è andata incontro da quando Berlusconi è entrato in politica: la nostra quota commerciale nel mondo si è dimezzata, mentre è più che raddoppiato il debito pubblico, la crescita è stata stentata e impercettibile mentre diminuivano i salari e i diritti sul lavoro, tutti i parametri che ci vedevano ai primi posti fra i Paesi sviluppati ora ci vedono agli ultimi: investimenti, produttività, innovazione, giustizia, scuola sono andati a farsi benedire in virtù di famelici interessi privati spesso riferibili allo stesso Berlusconi, al suo vasto entourage di clientes e di servi. Sono invece cresciuti tutti i parametri negativi: criminalità, lavoro nero, corruzione, evasione.  Un intera generazione si ritrova senza lavoro o costretta nell’angoscia del precariato, mentre si è fatto avanti un ceto dedito ad attività piratesche che ha messo in piedi una vera e propria economia della precarietà oltre ad essere precaria essa stessa. Il peso dell’Italia in tutti i campi si è ridotto al minimo e ora aspetta soltanto che i mercati tirino le somme finali di tutto questo.

Davvero vorrebbe assassinare un uomo così prezioso per la sua vendetta contro l’Italia? E poi anche con noi si è prodotto in continui tradimenti delle proprie  parole e dei propri contratti truffaldini. molto più che un baciamo, qualche cerimonia e qualche promessa: con noi si è prodotto nel rocambolesco furto del futuro e della dignità. Che è anche peggio di una guerra.

Sarebbe giusto, Signor presidente, sempre che lei coltivi davvero intenzione assassine che lo lasciasse a noi. Si, lasci stare i suoi hashishin prezzolati, lo lasci a noi e al nostro disprezzo.