Stamattina, non ancora uscito dalla caverna della notte ho fatto un sogno. Un sogno strano, stravagante e un po’ inquieto. Ho sognato che un tizio sconosciuto e anonimo, licenziato dopo 15 anni da precario a Montecitorio, apriva una pagina su Facebook per rivelare di quali soldi e pastette grondi la casta politica.

E in questo volo dentro la fluttuante sostanza onirica, mi sono messo a leggere e ho visto cose già scritte a più riprese sui giornali, ma non ho letto invece ciò che mi sarei aspettato da chi è stato tanto tempo a contatto con le segrete cose: le molte opache vicende che vi si intrecciano dalle attività date in outsourcing, alle assunzioni legate a questa rete di clientele per esempio e un sacco di altri assetti, giochi, irresponsabilità e arroganze.

Ma si sa che dai sogni non si può pretendere una qualche razionalità o una qualche coerenza. Poi la scena è cambiata e ho visto l’edizione on line di un grande giornale che riportava come primo titolo la notizia dell’ apertura di questa pagina facebookiana, sottolineando l’immediato successo dell’iniziativa, segno di una grandissima stanchezza e rifiuto verso i privilegi assurdi dei nostri rappresentanti e la loro protervia nel conservarli. Nel pezzo oltre alla notizia si dicevano in realtà molte più cose di quante non ne fossero riportare sulla pagina del social network. E ricordo di essermi stupito di questo stravagante cortocircuito.

Stavo quasi per svegliarmi quando, nel sogno, ho ricevuto una telefonata da una persona che non incontravo da anni. Nella cornetta un po’ gracchiante mi diceva: “Ma vedi com’è l’informazione in Italia? Se un giornale non ha il coraggio di attaccare a zero qualcosa, magari è capace pure di inventarsi un marchingegno per prendere parte senza venire direttamente investito di questa responsabilità. Vedi, magari non si voleva dare l’impressione di andare direttamente addosso  a una casta, alla quale bene o male si è legati il proprio lavoro e si scelgono così vie indirette per esprimere l’indignazione, ma anche l’inopportunità di certi atteggiamenti di chiusura verso qualsiasi restrizione di privilegi, finanziari o meno. E soprattutto si è cercato di non dare ad altre testate una specie di monopolio della protesta più di pancia, metendo in piedi una campagna per interposta persona. Così a volte magari si crea la figura di un fantomatico precario dietro cui di nasconde un onorevole. Magari un onorevole che spesso informa un noto settimanale che una volta, molti anni fa usciva sotto forma di lenzuolo ”

“Davvero?” mi sono sentito rispondere nel sogno.

Eh si, una volta queste strategie venivano confezionate attraverso l’artigianale rubrica delle lettere. Un immaginario lettore scriveva  una qualche verità che il giornale non voleva dire in proprio o difendeva una causa o attaccava qualcuno. Il quotidiano si limitava a prendere atto di quella opinione e magari confezionava una risposta anodina che tranquillizzava riguardo alla propria linea. Chi doveva capire, capiva. Ora c’è il web che offre molte più possibilità”.

A questo punto il sole che filtrava come un drago giallo attraverso le imposte mi ha svegliato e riportato alla realtà. Caffè, un po’ di marmellata di fragole, giusto una sottilissima lamina di rosso acuminato spalmata sul pane, la prima sigaretta, la sola per la quale in fondo non si smette di fumare nella nostra incoscienza di Zeno. E poi invece di accendere la televisione che ti guasta la giornata, il click sul computer per leggere le ultime notizie. Ma quasi mi prendeva un colpo vedendo che la pagina di Facebook c’era davvero e che il grande giornale apriva proprio su quello.

Ora, direte, è stato un sogno premonitore. Non saprei, tendo a non credere alle preveggenze oniriche, i sogni vagano liberi e qualche volta coincidono con la realtà.  Così come la realtà, qualche volta coincide con le immaginazioni della notte. E certo non si può dire che questa non sia notte.