"Tutti i politici sono uguali" "Questo è quello che vorreste"

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri il sempre aspirante “implacabile” Flores d’Arcais ricordava che trent’anni fa, nel luglio del 1981, il segretario del Partito comunista italiano, Enrico Berlinguer, lanciava la “questione morale” come decisiva questione politica e ne faceva l’architrave della “diversità” rispetto alla partitocrazia imperante.
Si sa che nulla mette una pietra sopra a un’idea, un principio e a un’utopia quanto la celebrazione. Che se, come in questo caso, prende le forme della commemorazione non lascia dubbi sulla sua natura di pietra tombale.
E un po’ becchino Flores lo è, per via dell’accorata glorificazione all’appiattimento del Pd sul trucido modello comportamentale del paradossale partito degli onesti.

A essere implacabili si rischia una implacabile marmellata. E non perché io sia particolarmente cedevole alla leggendaria diversità della classe dirigente della sinistra, ma semplicemente perché sono invece convinta della “qualità” anche morale che differenzia gli elettori che si riconoscono nelle stelle polari della sinistra dai telespettatori del Pdl o dai ringhiosi aderenti alla lega.
Eh si sono d’accordo con Brecht c’è un momento nel quale forse è opportuno “sciogliere” il popolo. Che peraltro – basta pensare alle amministrative e ai referendum – forse prima di evaporare potrebbe decidere di squagliare il premier e il governo come un gelato dimenticato fuori dal freezer.
L’azione di governo estendendo l’esercito degli scontenti aiuta questo processo. In forme poco mature ma necessarie a liberarsi di questo regime, passo necessario alla ricostruzione. Mi ripeto dicendo che non si può preferire un presente noto ma squallido a un futuro ignoto a probabilmente migliore.
E comunque mi sento di concordare con gli amici che mi ricordano che il Pd è fatto delle migliaia di militanti che brontolano ma ci sono. E che l’Italia è fatta di gente che lavora, fa la fattura e se la fa dare dall’idraulico, preferisce Annozero al Grande Fratello, raccoglie firme per i refrendum e porta a votare la zia e i vicini di casa, e così via. Ci credo e voglio crederci.

È per questo che rimprovero a Flores d’Arcais soprattutto di aver ceduto alla tentazione consolidata di ridurre la questione morale a questione giudiziaria, alla conta delle mele marce bipartisan, alla riluttanza all’epurazione peraltro necessaria nelle file del centro sinistra,
Per carità aborrisco quell’inclinazione aberrante di confondere la modernità con il cinismo, Marchionne con un manager, i licenziamenti con l’efficienza. E è quello che ha persuaso la classe dirigente dei Ds prima e poi del Pd a ritenere che il primato si dovesse attribuire alla politica, buona o cattiva che fosse, a discapito della moralità. Ma mi turba ancora di più che abbia avuto il sopravvento sulla competenza, sulla considerazione di valori irrinunciabili, proprio quelle stelle polari: equità, solidarietà, libertà di popolo e di individui nel rispetto delle differenze, cultura, bellezza, istruzione.

E allora è vero che un nemico è la corruzione che ha intriso la macchina della politica creando disaffezione, minando l’autorevolezza delle istituzioni, dissuadendo i cittadini dall’amore pert la polis e per il ragionare insieme. Ma la colpa peggiore della quale si è resa complice la sinistra, quella che ha creato questo pubblico squallore al quale peraltro non fa più da contrappeso una opulenza privata, è la fine delle visioni del futuro. E questo è un crimine collettivo, cui abbia contribuito anche convincendoci che tanto sono tutti uguali, lasciandoci incantare da sogni da quattro soldi e che avremmo dovuto riscuotere dopo, molto dopo come i future e i derivati e che sono diventati incubi contemporanei, preferendo le scorciatoie e chiudendo gli occhi sulle ingiustizie.
Non basta non rubare anche se è raccomandabile. Serve trasparenza, competenza, creatività, tenacia, coraggio: far viaggiare in orario i tram guidati da autisti ben pagati e disturbare il manovratore se non fa il suo lavoro, o se fa solo il suo interesse.

Kant in uno dei suoi ultimi scritti si chiese se il genere umano “sia in costante progresso verso il meglio”. Una domanda che rappresentava una concessione profetica alla storia e alla quale rispose affermativamente. La verità è che era incantato dall’entusiasmo sollevato dalla Rivoluzione la cui causa non poteva non essere se non una “disposizione morale dell’umanità”, l’affermazione del diritto “di un popolo di darsi una costituzione civile che esso crede buono”.
Noi siamo fortunati, ce l’abbiamo una buona Costituzione. E abbiamo a portata di mano se la vogliamo una “libertà come autonomia, come potere di dare leggi a se stessi”. Basta volerlo, basta volersi dare insieme alle leggi anche una visione del futuro “entusiasta” come sembrano volere popoli cui abbiamo guardato con l’accondiscendenza dei privilegiati. Basta riprenderci la nostra utopia, domestica, educata e morale.