A me fa molto piacere che Bersani si sia convinto ad appoggiare La notte in rete e le altre iniziative volte a scongiurare un nuovo bavaglio, ordinato da Silvio e attuato dall’Agcom. Sono anche contento che il segretario del Pd riconosca l’importanza cruciale che il web ha assunto negli ultimi anni e specie in quei Paesi dove non c’è democrazia o questa è ingrigita da tentativi autoritari che senza alterarne i meccanismi formali, ne umiliano la sostanza.

E tuttavia proprio l’ appoggio giunto dopo tre settimane di dibattito e quasi alla vigilia del giro di vite, ci mette di fronte a uno dei problemi politici di cui soffre il Paese. Alle tenaci ragnatele di cui ci si deve liberare. Abbiamo il più vasto partito d’opposizione che avverte la nuova aria che spira, in qualche modo si lascia orientare da questa, ma non riesce a tradurre in una linea e in lievito elaborativo tutto questo.

Era contrario ai referendum e in particolare quello sull’ acqua e poi si è adeguato allo spirito del tempo, ha sempre visto il web come un canale di emergenza, avendo in mente il mainstream televisivo e ora si accorge che i messaggi passano altrove almeno per quanto riguarda la fascia giovane e attiva della popolazione. Ha presentato alle primarie e anche alle amministrative candidature d’apparato e si è trovato a dover appoggiare candidati di area. Aver avuto l’intelligenza di non remare contro è un merito di Bersani.

E tuttavia le conversioni vanno benissimo sono anzi un segno di vitalità, ma il problema è che tutto questo rimane, come dire, episodico un lasciarsi andare alla corrente senza però cavalcarla, guidarla, intervenire, diventarne parte.  Il Pd nei suoi apparati, nei suoi potentati, nelle sue aree d’interesse è ancora legato al vecchio disegno centrista, ai tentativi di alleanze con un fantomatico terzo polo senza riuscire a produrre un linea politica e proposte realmente alternative: non riesce assolutamente a sganciarsi dal suo blairismo e cioè a un passato che ha già fatto naufragio. Così  il seguire il vento non si traduce in una proposta politica realmente alternativa nè sui temi ambientali e ancor meno su quelli del lavoro, del precariato, della marginalizzazione e insomma sull’insieme della società.

Non avviene quello che sta succedendo tra i laburisti inglesi, nei socialdemocratici tedeschi e  nei socialisti francesi che almeno hanno capito di dover salvare quanto meno un modello tendente alla maggiore uguaglianza possibile, allo stato sociale, seppure in forma attiva e non esclusivamente passiva e che la salvezza dell’intero continente dipende da scelte diverse da quelle che hanno finito per marginalizzarlo.

Insomma non basta inumidire il dito per vedere da che parte spira il vento, bisogna anche soffiare, interpretare, offrire degli approdi. Perché paradossalmente più si soffia e più si eviterà la tempesta.