La donna chiamata cavallo

Avete mai sentito qualche membro del governo, qualche ministro o qualche sottosegretario proporre misure per fermare la strage sul lavoro, i caduti in questa guerra del profitto ad ogni costo? Avete mai sentito dire da qualcuno di costoro che era ora di prendere provvedimenti, di rendere più stringenti i controlli e più severe le pene?

No anzi ho visto che sono stati fatti mancare i soldi per le verifiche nei luoghi di lavoro, ho visto uno spot governativo che diceva se ti succede qualcosa è colpa tua, ho visto un un’assemblea feroce di industrialotti filogovernativi applaudire gli assassini della Tyssen e dare la loro solidarietà contro la condanna.

Ma ecco se al palio di Siena muore un cavallo insorge la ben nota animalista e ministro Vittoria Brambilla, che chiede controlli rigorosi per la manifestazione e contro lo sfruttamento di altri esseri viventi al solo scopo di divertimento per l’uomo. Strano che abbia tanta attenzione a tutti gli esseri viventi tranne che per gli umani, i quali muoiono esattamente per il “divertimento” in senso lato di altri appartenenti alla stessa specie che dal denaro ricavano appunto piaceri e benessere.

Certo  i propositi brambilleschi sono solo parole, la ministra del Turismo, come si è visto dalla sua azione inesistente, è poco più di un soufflè di coscie con giarrettiera. Anzi Briatore, con quella signorilità che contraddistingue questi amorosi fascio pidilellini  la definisce “la più troia di tutte”. E lì vincere il palio è davvero arduo.

Ma il fatto che questi si commuovano subito per un cavallo e non per la strage sul lavoro che tra l’altro quest’anno ha subito una drammatica ‘impennata, francamente fa venire i brividi. Non è un’attenzione sana verso gli animali, non c’è amore verso di essi, ma solo una cattiva coscienza da ricchi avidi e senza umanità. C’è qualcosa di malato e di deviante in questo animalismo da strapazzo, cosa del resto non sorprendente visto che fu la Germania nazista a produrre la legislazione allora più avanzata a tutela degli animali.

Ma chissà forse la Brambilla in realtà cerca di tutelare solo se stessa.

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4 responses to “La donna chiamata cavallo

  • maria

    Che il rapporto tra umani e animali e anche piante sia malato nella cultura occiedentale mi sembra un dato di fatto. Si inquina a tutto spiano l’ambiente e poi si fanno le oasi naturalistiche, si va in fuoristrada per le vie delle città a prendere i bambini da scuola e poi si fanno improbabili piste ciclabili tra le gambe dei pedoni costretti a saltare di qua e di là dalle strisce bianche che delimitano il loro striminzito sentiero obbligato. Si comprano animali domestici o esotici come status simbol da sfoggiare nei parchi o nelle passeggiate in centro o nell’intimità di casa. Un animale domestico costa e molto. Ricordo due giovani studenti più o meno di sedici anni, uno kossovaro e l’altro marocchino, in anni scolastici diversi che mi dicevano di volere tanti figli e che gli italiani non amano i figli perchè non li fanno, preferiscono i cani perchè tutti li hanno e più di uno. Nelle loro culture fondate sulla famiglia allargata a parenti e amici che sono come fratelli, gli animali sono un mezzo per vivere, un corollario. La nostra cultura ha elaborato un rapporto diverso, evoluto con gli animali fino a farli diventare sostitutivi delle persone, vista l’incapacità e la difficoltà di solidarietà e affetto reciproco nelle nosre società.

    Che ci sia qulacosa di deviato nella scala delle priorità nelle nostre società evolute mi sembra lo si possa constatare quotidianamente. Ha più diritto di cittadinanza un’auto, una cucina o un sofà che hanno a disposizione vetrine e saloni illuminati e riscaldati o referigerati e puliti che i senza tetto che vediamo dormire d’inverno sulle griglie degli stessi saloni espositivi da cui esce un po’ di aria calda. Anzi, a loro si chiudono anche le porte delle sale d’aspetto delle stazioni, gli antri di portici, ecc. Insomma, prima li si produce poi si nega loro la possibilità di vivere.

    Riguardo alle verifiche nei luoghi di lavoro, i soldi furono dati alla Tyssen ma, essendo prossima alla chiusura, si guardò bene da utilizzali per i controlli che gli operai avevano più volte reclamato e ricordato agli organi competenti. Una presa in giro fin dall’origine di cui tutte le parti erano a conoscenza, dunque. Con tragedia finale.
    Riguardo ai morti sul lavoro, l’Italia è piena da decenni di processi finiti con l’assoluzione di tutti gli imputati o con il fatto non sussiste davanti a morti reali per motivi di lavoro evidenti.

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  • nadiasomma

    Questi sono talmente in basso che fanno venire voglia di gridare loro solo volgarità , e fanno venire i pensieri più turpi….non è nemmeno più possibile argomentare., le parole e i pensieri si sciolgono per la rabbia.. …il fatto che la Brambilla sia animata dalla voglia tutelare i cavalli poi…..

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  • arcibaldo

    Ma da quando l’hanno messa al governo cosa ha fatto ????? Ma serve veramente o non se ne sentiva il bisogno di una persona del genere ??????

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  • antonella policastrese

    Giorni fa la tv ha mandato riprese fatta all’arpia Brambilla, mentre giocava con un felino grande quanto una tigre. Una scena che riporta alla memoria quella di Scarface quando nel cortile della propria abitazione si era munito di un bell’esemplare di tigre. Scarface nel film era uno spacciatore, violento circondato da serpi e felini per l’appunto. La Brambilla è una vecchia arpia da incutere paura ai felini che si strusciano ai suoi piedi in quanto la sua cattiveria basterebbe da sola a sterminare la razza, umana ed animale.

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