Il tiro alla fune leghista del 2010: quest'anno i partecipanti erano parecchio più attempati, anche questo un segno dei tempi

La corda a forza di tirarla si spezza. E’ successo alla kermesse leghista di Sesto Calende, dove un nugolo di attempati seguaci del Carroccio si sono cimentati al tiro alla fune: in mezzo il Ticino, da una parte i piemontesi e dall’altra i lombardi a segnalare un campanilismo che un po’ contrasta con l’asserita padanità. Ma il canapo si è spezzato e tutti giù per terra. Una trentina di feriti e un discorso di Bossi rinviato: non tutto il male viene per nuocere.

Alle volte valgono più queste coincidenze simboliche che mille parole: la fune, evidentemente di pessima qualità, si è spezzata proprio nel momento in cui la Lega stessa si sta spezzando sia dentro, come gruppo dirigente, sia fuori nei confronti di un’elettorato che via via accorgendosi della vacuità e occasionalità delle proposte “padane”. Persino il mitico federalismo, o almeno quello spacciato per tale, si rivela come un costo aggiuntivo e non come uno sgravio di costi.

Così Bossi e i suoi, oltre che litigare fra di loro, devono continuamente alzare la posta, arrivando persino a negare l’aiuto a Napoli invasa dai rifiuti e in serio pericolo di possibili epidemie che si potrebbero diffondere ovunque. O sparando a casaccio come fa Bossi quando dice di non alzare l’età della pensione: certo sarebbe più plausibile se per dieci lunghi anni i leghisti non avessero fatto di tutto o meglio lasciato fare di tutto al mondo del lavoro perché si giungesse a questo risultato. Slogan allo stato puro dietro cui si nasconde davvero il niente.

E così passando dalle carognate simil secessioniste, alle vacuità da campagna elettorale spacciate per nordismo, la corda si logora sempre di più, sempre che non si sia già spezzata: è sempre più evidente che la fune non era altro che uno spago da pacchi.