Anna Lombroso per il Simplicissimus

Oggi si celebrano il 60° anniversario della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e la Giornata Mondiale del Rifugiato.

I rifugiati in Italia sono 47mila. Sono pochi, troppo pochi. Una feroce avarizia umana e civile ha sospinto una democrazia ad interpretare in senso restrittivo la sua carta: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. (art.10 comma 3).

Morire di stenti, fame, di sete, di malattie, sottrarsi a vendette etniche, rischiare la propria vita nell’esistenza quotidiana per gli italiani brava gente può non costituire un motivo sufficiente a garantire rispetto, oltre che uguaglianza e quindi accoglienza in regime di equità e parità.

Deve essere degenerata in “ansiocrazia” in “fobocrazia” la nostra democrazia incompiuta se la diffidenza, se l’angosciata difesa di privilegi sempre più erosi, hanno prodotto consenso intorno a tremendi comandi di inciviltà, leggi e interpretazioni di legge ispirate al rifiuto e alla punizione spietata degli “altri”, dei disperati obbligati a dimostrare, accertare,  certificare la loro condizione inumana per meritarsi il “diritto” a ottenere  lo status di  protezione sussidiaria o umanitaria: “misure   attuate quando i richiedenti asilo provengono da situazioni di emergenza o vi è il rischio fondato che possano essere in pericolo qualora dovessero tornare nel proprio paese d’origine”.

Si perché i doveri di giustizia si rispettano di buon grado finchè non costano, finchè non pregiudicano beni e averi. È genericamente e diffusamente accettato che l’eguaglianza dei diritti  derivi dallo status morale di persone e non dall’essere cittadini di una nazione. Finchè però la paura che vengano minacciati privilegi o possesso o benefici portano a convincersi che i diritti derivino dall’appartenenza e perché no? dall’ubbidienza a una comunità politica, governata da leggi a volte inique.

In una democrazia i diritti umani e fondamentali dovrebbero essere garantiti a tutti, cittadini o meno di uno Stato. Ma se si cominciano a fare speciose differenze difensive tra diritti di base, se si limita la portata di quelli sociali, allora si giustifica l’esclusione dalla cittadinanza dei meteci, dei barbari, degli stranieri residenti e di quelli che premono per salvarsi nella sfera del benessere, della dignità, della libertà, quindi della cittadinanza.

Ma d’altra parte cosa possiamo aspettarci da chi arriva a Pontida portando come omaggio dovuto al cialtrone padano e ai suoi ferini adepti un incremento della discriminazione, dell’esclusione della inciviltà inumana per via legale, l’apertura a tempi indeterminato di galere senza colpe, se non quella di fame e disperazione.  Per chi ha redatto un vocabolario infame nel quale alla lettera C clandestino è sinonimo di condannabile, colpevole, criminale.

Si l’anomalia italiana si veste da anni anche da xenofobia. L’Italia è un caso “eccezionale” in un’Europa peraltro non tenera con gli stranieri ma che ha comunque dato vita a una Carta dei diritti che rappresenta un quadro di riferimento chiaro  per il rispetto dei diritti dei cittadini e perfino in un contesto internazionale esasperato dall’ossessione per la sicurezza . La legittimazione dei post fascisti e di un partito al governo dichiaratamente e ostentatamente razzista ha fatto evaporare discrezione oltre che i tabù: abbiamo il primato dei “peggiori” condannati alla vergogna e all’ignominia nella cronaca di oggi e nella storia scritta dal domani.

Il processo di delegittimazione del “ferrovecchio”,  di quella Carta costituzionale che aveva  collocato in cima alle sue finalità i principi di tutela delle libertà e dei diritti, è cominciato proprio quando quei capisaldi sono stati interpretati e narrati a una collettività supina e sempre più sfiduciata come ostacoli a una crescita egoistica, cinica, spregiudicata. I lodi o le leggi sull’immigrazione hanno la stessa qualità e lo stesso obiettivo: annichilire la nostra aspirazione alla legalità, alla giustizia, per appagare la loro aspirazione – quella di una classe dirigente tracotante e ostile all’interesse generale – ad annientare volontà, dignità e responsabilità di cittadini liberi.

Sono disposti ad ammettere a malincuore   nuove schiavitù per darci l’impressione di essere padroni di qualcosa, delle loro povere esistenze, dopo averci espropriati dell’umanità. Dando rifugio ad altri uomini uguali a noi, torniamo tali, è un’occasione da non perdere.