Non c’è dubbio: una sconfitta del berlusconismo alle amministrative, un suo arresto sulla linea del Piave avrà un effetto a valanga. Non ho alcun dubbio che il Cavaliere cercherà disperatamente di tenere in piedi il governo ed è probabile che per qualche tempo ci riesca grazie ai comprati e a una Lega che urla, ma che non è in condizioni – vuoi politiche, vuoi di altro tristissimo genere – di divorziare da Silvio.

Ma la nuova atmosfera influirà in modo molto positivo sui referendum, apportandovi  il senso di un nuovo entusiasmo, di un nuovo impegno nell’impedire i pasticci con il quale il governo tenta di sottrarsi alla volontà popolare. Se sarà raggiunto il quorum si tratterà di una spallata tremenda, capace di sottrarre al governo l’arma con cui si regge: gli affari. E, in parte, lo scopo per il quale si regge: la salvezza di Berlusconi.

Però non si tratta solo di questo, non solo di una spallata, ma anche di un passaggio cruciale della politica: sarà un segnale chiaro e forte alle opposizioni, un ultimatum ad uscir fuori dalle posizioni ambigue, dalle esitazioni, dalla cattività psicologica del berlusconismo in cui si sostanzia il tentativo di attrarre l’area moderata e che invece appare solo come come confusione e indecisione.

Da quel momento, da una vittoria sui referendum si avvierà un processo  di sfaldamento della maggioranza, ma anche di riaggregazione dell’opposizione  attorno a un progetto che non sarà solo quello di cacciar via Berlusconi, magari proponendo cose simili a Berlusconi o non incidendo su ciò che ha fatto. E a quel punto Silvio non potrà che invocare i marines o la legione straniera per salvarlo dal golpe democratico contro il sultano.

Perciò cominciamo da oggi a sballottarlo.