Non voglio parlare di questa vigilia: anche la razionalità non è esente dalle sue scaramanzie, la mente arcaica ha le sue esigenze. Per cui la prenderò alla lontana e da un luogo che apparentemente può sembrare del tutto estraneo alla tornata elettorale e alle sue conseguenze.

Certo ci sarebbero argomenti molto  gustosi come la condanna di Fazio o i fischi a Silvio nel comizio delirio di chiusura di Napoli. O ancora meglio la neo sottosegretaria  Daniela Melchiorre, nominata due settimane fa viceministro, una carica che peraltro non riteneva all’altezza della sua persona e che si è dimessa dopo la scena del Cavaliere con Obama: la ragazza sottosegretario si è accorta che il premier ha esagerato con la magistratura. Due settimane di permanenza nella poltrona a testimoniare i miracoli del primo turno delle amministrative oltre che l’insostenibile leggerezza di essere Daniela Melchiorre.

No, invece la prenderò da un luogo apparentemente estraneo a queste contese, dal funerale di Yara Gambirasio. Il fatto è che mentre il premier si dedica a un efficientismo solo parolaio, mentre il governo del fare non fa proprio nulla se non sgambetti alla democrazia, mentre la Lega si attacca alle ampolle, alla xenofobia ferrotranviaria e non perde giorno per vantare le “differenze” della Padania, i funerali di Yara chiedono vendetta.

La chiedono per la confusione, il caos, la cattiva coscienza, l’inefficienza nella quale Berlusconi ha precipitato il Paese. Come tutti sappiamo nelle ricerche della ragazzina furono impiegati 4000 mila uonini, mezzi aerei, persino cani molecolari fatti venire da non so dove. Ma il corpo di Yara  è stato trovato, solo dopo tre mesi e per puro caso:  giaceva, visibilissimo,  in un campo a 10 chilometri dalla palestra dove è stata vista l’ultima  volta.  A pochi metri, beffa finale e atroce, da una sede della protezione civile.

Già questo pone enormi interrogativi sul modo dilettantesco e forse anche menzognero con cui sono state condotte le ricerche, su uno spiegamento di uomini e mezzi solo sulla carta, anzi solo in telecamera per soddisfare l’efficienza televisiva del governo. Senza parlare dell’aspetto più inquietante: l’auto depistaggio degli investigatori e probabilmente dell’intera Brembate oltre che dei suoi referenti leghisti, di trovare il colpevole fra gli immigrati che lavoravano in un cantiere. Di allontanare il sospetto che un assassino si nascondesse “in casa nostra”.

Ma una volta trovato il corpo, già dopo troppo tempo per sperare in una soluzione chiara del caso, si poteva immaginare che tutto accelerasse: invece per l’autopsia e gli altri esami ” delicati” ci sono voluti altri  tre mesi abbondanti. Tutte cose che secondo un mio amico, medico legale, potevano essere fatte, ad andare proprio con in piedi di piombo in mezza settimana. Ma volendo anche in un giorno.

Così i funerali si tengono oggi a causa di una inettitdudine che va oltre l’immaginazione, per lo scollamento morale del Paese,  per l’incapacità della macchina a rispondere nella realtà e non nella favola, per la progressiva mancanza di ogni senso di impegno e responsabilità personale.

Questo non è un caso isolato, anche se particolarmente clamoroso e nemmeno lo si può attribuire alle disfunzioni del Sud, questo è uno dei frutti a cui ha portato un decennio di declino in tutti i sensi. Ha una faccia e una voce che si staglia sopra il brusio dei servi.

Anche questo dovrebbe essere messo nel conto all’apertura delle urne. Qualcosa che chiede un Paese diverso, libero finalmente dai veleni delle bugie e della stupidità.