A guardare le foto di Bin Laden, quelle trovate nel compound, si rimane colpiti dalla cura con il capo simbolico di Al Qaeda si tingeva la barba per sembrare più giovane. E certo vista la lunghezza della stessa ci si rende conto che sono indispensabili almeno tre mogli per portare a termine l’operazione.

Ma questo ringiovanire artificiale, al quale purtroppo siamo ormai adusi, tanto che possiamo dire con certezza che c’è l’hennè nel nostro futuro, è qualcosa di innaturale nella cultura islamica e orientale in genere: il bianco della barba e dei capelli è un segno di autorevolezza e di esperienza, rappresenta appunto il colore giusto per una guida, di qualsiasi tipo sia.

Ma evidentemente Bin Laden non si rassegnava a questo ruolo di capo spirituale: voleva essere il terrorista di un tempo, come da noi si vuole essere i seduttori di trent’anni prima. L’apparenza vince sulla reputazione e anche sul ruolo.

Così in tutto questo, nell’uccisione con un colpo in faccia e nell’emergere di questi tratti di carattere ci vedo la sconfitta del miglior Occidente, quello della democrazia e del rispetto, quello che dovrebbe rifuggire dalle vendette e dalle esecuzioni sommarie. E invece la vittoria del peggior Occidente, quello dell’apparenza e della vanità più sciocca, quello che rifiuta le età della vita, che cerca una giovinezza artificiale e patetica.

Così stiamo perdendo la guerra sul campo e stiamo vincendo in quella dello shampoo. In fondo è quello che meritiamo.