E’ ritornato a dirlo che ce l’ha duro: il vecchio mantra bossiano non popolare, ma plebeo risuona di nuovo a scorno di qualsiasi evidenza. Il fatto sancito dal voto che il leader leghista e i suoi accoliti vorrebbero far passare come una vittoria è che i bombardamenti in Libia proseguiranno fino a che la Nato non lo vorrà e Gheddafi non se ne sarà andato: le urla e gli strepiti della Lega sono finiti, in un peto per dirla alla Bossi.

Nell’effimero di una protesta insincera, nel pacifismo futile e perverso della xenofobia, potremmo dire con un ‘espressione più articolata, ma più precisa, priva di quella barbarie linguistica che è buona solo a nascondere la mancanza di cose da dire.

La vittoria della maggioranza è stata invece una mirabile sintesi tra l’impotenza di Berlusconi che non è in grado dire di no a nessuno, men che meno alla Nato e  quella di Bossi che non può dire di no a Berlusconi. Può solo cercare di confondere il proprio elettorato, mascherando la realtà, nascondendola dietro il paravento delle frasi rozze e biascicate.

In questa patetica riedizione del celodurismo, Bossi rassomiglia sempre di più ai responsabili, scopre più del dovuto il fatto che è legato a Silvio in modo non molto diverso da un Razzi o da un Lehner. Da legami che vanno oltre, anzi sotto la politica. Certo  i responsabili si sono venduti a pezzo singolo, con trattative da bancarella, Bossi ha messo sul piatto un intero movimento.E secondo quanto dicono alcuni e mormorano in molti pare che si sia venduto pure il simbolo. Ma mica così, proprio dal notaio.

E voglio vedere quando le opposizioni prenderanno atto di questa realtà, invece di prodursi in corteggiamenti inutili o in atteggiamenti corrivi: basta una telefonata del notaio per far saltare tutto.

In questo l’Umberto è stato un anticipatore, un proto Scilipoti.  E si è anche fatto assegnare il diritto di mugugno per poter fare un po’ di scena. Bossianamente si può dire che di certo duro non ce l’ha, ma se lo meriterebbe.